Iperide Epitafio XXIV - Epitafio XXV - Epitafio XXVI
τὸν δὴ τοιαύτας κ]αρτερίας ἀόκνως ὑπομεῖναι τοὺ‹ς› πολίτας προτρεψάμενον Λεωσθένη, καὶ τοὺς τῶι τοιούτωι στρατηγῶι προθύμως συναγωνιστὰς σφᾶς αὐτοὺς παρασχόντας ἆρ' οὐ διὰ τὴν τῆς ἀρετῆς ἀπόδειξιν εὐτυχεῖς μᾶλλον ἢ διὰ τὴν τοῦ ζῆν ἀπόλειψιν ἀτυχεῖς νομιστέον; οἵ τινες θνητοῦ σώματος ἀθάν̣ Perciò colui che spinse i suoi concittadini a sostenere intrepidamente tali sforzi continui e prolungati, Leostene, e quelli che coraggiosamente offrirono se stessi a un tale generale come compagni di lotta, non sono forse da stimare fortunati per la dimostrazione del loro valore piuttosto che sfortunati per aver abbandonato la propria vita? Essi che con un corpo mortale acquistarono fama immortale, e con il loro valore personale assicurarono agli Elleni la comune libertà .
Nulla, infatti, arreca pienezza di felicità senza l’indipendenza . Non la minaccia di un uomo ma la voce della legge deve farsi padrona su uomini che aspirano ad essere felici; non l’accusa deve far paura agli uomini liberi, ma la prova della colpevolezza; la sicurezza dei cittadini non è in potere di quanti sono adulatori dei potenti e calunniatori dei cittadini stessi: essa dipende esclusivamente dalla garanzia delle leggi.
Per tutti questi motivi costoro, facendo succedere fatiche a fatiche e con pericoli rinnovati ogni giorno liberando dalle paure per il futuro i concittadini e gli Elleni, sacrificarono la loro vita perché gli altri vivessero con onore.