Compiti del buon governante versione greco Isocrate

Καλῶς δὲ δημαγωγήσεις, ἐὰν μήθ' ὑβρίζειν τὸν ὄχλον ἐᾷς μήθ' ὑβριζόμενον περιορᾷς, ἀλλὰ σκοπῇς ὅπως οἱ βέλτιστοι μὲν τὰς τιμὰς ἕξουσιν, οἱ δ' ἄλλοι μηδὲν ἀδικήσονται· ταῦτα γὰρ στοιχεῖα πρῶτα καὶ μέγιστα χρηστῆς πολιτείας ἐστίν. Τῶν προσταγμάτων καὶ τῶν ἐπιτηδευμάτων κίνει καὶ μετατίθει τὰ μὴ καλῶς καθεστῶτα, καὶ μάλιστα μὲν εὑρετὴς γίγνου τῶν βελτίστων, εἰ δὲ μὴ, μιμοῦ τὰ παρὰ τοῖς ἄλλοις ὀρθῶς ἔχοντα. Ζήτει νόμους τὸ μὲν σύμπαν δικαίους καὶ συμφέροντας καὶ σφίσιν αὐτοῖς ὁμολογουμένους, πρὸς δὲ τούτοις οἵτινες τὰς μὲν ἀμφισβητήσεις ὡς ἐλαχίστας, τὰς δὲ διαλύσεις ὡς οἷόν τε ταχίστας τοῖς πολίταις ποιοῦσιν· ταῦτα γὰρ ἅπαντα προσεῖναι δεῖ τοῖς καλῶς κειμένοις . Τὰς μὲν ἐργασίας αὐτοῖς καθίστη κερδαλέας, τὰς δὲ πραγματείας ἐπιζημίους, ἵνα τὰς μὲν φεύγωσιν, πρὸς δὲ τὰς προθυμότερον ἔχωσιν. Τὰς κρίσεις ποιοῦ περὶ ὧν ἂν πρὸς ἀλλήλους ἀμφισβητῶσιν μὴ πρὸς χάριν μηδ' ἐναντίας ἀλλήλαις, ἀλλ' ἀεὶ ταὐτὰ περὶ τῶν αὐτῶν γίγνωσκε· καὶ γὰρ πρέπει καὶ συμφέρει τὴν τῶν βασιλέων γνώμην ἀκινήτως ἔχειν περὶ τῶν δικαίων, ὥσπερ τοὺς νόμους τοὺς καλῶς κειμένους. Οἴκει τὴν πόλιν ὁμοίως ὥσπερ τὸν πατρῷον οἶκον ταῖς μὲν κατασκευαῖς λαμπρῶς καὶ βασιλικῶς, ταῖς δὲ πράξεσιν ἀκριβῶς, ἵν' εὐδοκιμῇς ἅμα καὶ διαρκῇς. Τὴν μεγαλοπρέπειαν ἐπιδείκνυσο μηδ' ἐν μιᾷ τῶν πολυτελειῶν τῶν εὐθὺς ἀφανιζομένων, ἀλλ' ἔν τε τοῖς προειρημένοις καὶ τῷ κάλλει τῶν κτημάτων καὶ ταῖς τῶν φίλων εὐεργεσίαις· τὰ γὰρ τοιαῦτα τῶν ἀναλωμάτων αὐτῷ τε σοὶ παραμενεῖ καὶ τοῖς ἐπιγιγνομένοις πλείονος ἄξια τῶν δεδαπανημένων καταλείψεις.    Τὰ πρὸς τοὺς θεοὺς ποίει μὲν ὡς οἱ πρόγονοι κατέδειξαν, ἡγοῦ δὲ θῦμα τοῦτο κάλλιστον εἶναι καὶ θεραπείαν μεγίστην, ἂν ὡς βέλτιστον καὶ δικαιότατον σαυτὸν παρέχῃς· μᾶλλον γὰρ ἐλπὶς τοὺς τοιούτους ἢ τοὺς ἱερεῖα πολλὰ καταβάλλοντας πράξειν τι παρὰ τῶν θεῶν ἀγαθόν. Τίμα ταῖς μὲν ἀρχαῖς τῶν φίλων τοὺς οἰκειοτάτους, ταῖς δ' ἀληθείαις αὐταῖς τοὺς εὐνουστάτους. Φυλακὴν ἀσφαλεστάτην ἡγοῦ τοῦ σώματος εἶναι τήν τε τῶν φίλων ἀρετὴν καὶ τὴν τῶν πολιτῶν εὔνοιαν καὶ τὴν σαυτοῦ φρόνησιν· διὰ γὰρ τούτων καὶ κτᾶσθαι καὶ σώζειν τὰς τυραννίδας μάλιστ' ἄν τις δύναιτο. Κήδου τῶν οἴκων τῶν πολιτικῶν, καὶ νόμιζε καὶ τοὺς δαπανῶντας ἀπὸ τῶν σῶν ἀναλίσκειν καὶ τοὺς ἐργαζομένους τὰ σὰ πλείω ποιεῖν· ἅπαντα γὰρ τὰ τῶν οἰκούντων τὴν πόλιν οἰκεῖα τῶν καλῶς βασιλευόντων ἐστίν. Διὰ παντὸς τοῦ χρόνου τὴν ἀλήθειαν οὕτω φαίνου προτιμῶν ὥστε πιστοτέρους εἶναι τοὺς σοὺς λόγους μᾶλλον ἢ τοὺς τῶν ἄλλων ὅρκους. Ἅπασι μὲν τοῖς ξένοις ἀσφαλῆ τὴν πόλιν πάρεχε καὶ πρὸς τὰ συμβόλαια νόμιμον, περὶ πλείστου δὲ ποιοῦ τῶν ἀφικνουμένων μὴ τοὺς σοὶ δωρεὰς ἄγοντας, ἀλλὰ τοὺς παρὰ σοῦ λαμβάνειν ἀξιοῦντας· τιμῶν γὰρ τοὺς τοιούτους μᾶλλον παρὰ τοῖς ἄλλοις εὐδοκιμήσεις.

Qui la traduzione (diversa) dal libro Alfa beta grammata

Traduzione passo originale come da testo greco sopra

Tu governerai bene il popolo se non lo lascerai trascorrere a sfrenatezza e insolenza contro agli altri, né gli altri contro a lui, provvedendo che i più meritevoli abbiano gli onori e le dignità, e gli altri non siano ingiuriati in cosa alcuna; fondamenti primi e principalissimi di buona repubblica. Dei bandi, degli statuti, dei costumi togli o riforma quello che non sta bene; e se tu puoi, trova per te stesso gli ordinamenti più adatti, sennò, imita quello che di buono e di convenevole hanno gli altri luoghi. Cerca di fare leggi cos' che oltre ad essere giuste, utili e tra loro concordi, facciano pochissime liti e controversie fra i cittadini e velocissime le decisioni quanto più si può; di tutti questi pregi devono essere fornite le leggi buone. Fa che i lavori ed ogni industria lodevole diventi per i tuoi sudditi di guadagno, e al contrario le brighe e i litigi siano loro un discapito, cosìcchè da queste cose rifuggano, ed a quelle (altre) guardino volentieri. Giudica le loro contese senza favore, e che i giudizi non siano contrari gli uni agli altri, ma di quest stesse cose sentenzia in uno stesso modo sempre; perché è decoroso e utile insieme, che il sentimento del principe nelle cose che riguardano la giustizia, sia fermo ed immobile al pari delle buone leggi.

Governa la città nel modo in cui tu devi governare la casa paterna, cioè con splendore regio negli apparati, e con molta esattezza in ogni faccenda, a fine di potere allo stesso tempo tenerti in reputazione e soddisfare le spese. Non ti dimostrare magnifico in quelle cose che vogliono il dispendio grande e passano subito, ma fai bene in quelle dette di sopra, sia nella bellezza delle cose, sia nell’usare liberalità con gli amici. Il frutto di cotali spese ti resterà sempre mentre che tu vivrai, ed ai posteri, oltre a ciò, lascerai cose di più valore che non saranno state le somme che tu avrai spese. Onora gli Dei nel modo che praticarono gli antenati; ma pensa che il sacrificio più bello e il maggior culto divino è quando l’uomo è migliore e più giusto che può, atteso che egli è più da aspettare che questi tali impetrino alcuna grazia da Dio, che non quelli che offrono molte vittime.

Gli onori che sono principali nell’apparenza, si vogliono dare ai più congiunti di sangue, ma quelli di più sostanza, alle genti più affezionate. Fa in modo che la più sicura guardia del corpo che tu possa avere sia la virtù degli amici, la benevolenza dei cittadini e il senno tuo proprio; con questi mezzi più che con qualunque altro si possono così conseguire i principati e così si conservano. Abbi cura delle sostanze dei privati, e fa conto che chi scialacqua spenda del tuo, chi lavora e produce accresca le tue facoltà; perché tutti gli averi dei sudditi sono propri del signore che regna bene. Dimostrati perennemente studioso del vero in modo che che più fede sia prestata alle tue parole che ai giuramenti degli altri. Provvedi che tutti gli stranieri vivano qui sicuramente, e vi sia mantenuta loro la fede nei contratti. Ma fra quelli, abbi a cuore in modo speciale, non chi ti viene a donare, ma anzi chi vuole avere da te, accarezzando e beneficando questi, tu ne acquisterai più reputazione. Togli via dai tuoi sudditi le paure e i sospetti, e non voler essere temuto da chi non fa male nessuno; perché nel modo che gli altri saranno disposti verso di te, parimenti sarai tu verso gli altri.