Nostri casus plus honoris habuerunt quam laboris, neque tantum molestiae quantum gloriae, maioremque laetitiam ex desiderio bonorum percepimus, quam ex laetitia inproborum dolorem. sed si aliter ut dixi accidisset, qui possem queri? cum mihi nihil inproviso nec gravius quam expectavissem pro tantis meis factis evenisset. is enim fueram, cui cum liceret aut maiores ex otio fructus capere quam ceteris propter variam suavitatem studiorum in quibus a pueritia vixeram, aut si quid accideret acerbius universis, non praecipuam sed parem cum ceteris fortunae condicionem subire, non dubitaverim me gravissimis tempestatibus ac paene fulminibus ipsis obvium ferre conservandorum civium causa, meisque propriis periculis parere commune reliquis otium. Neque enim hac nos patria lege genuit aut educavit, ut nulla quasi alimenta exspectaret a nobis, ac tantummodo nostris ipsa commodis serviens tutum perfugium otio nostro suppeditaret et tranquillum ad quietem locum, sed ut plurimas et maximas nostri animi ingenii consilii partis ipsa sibi ad utilitatem suam pigneraretur, tantumque nobis in nostrum privatum usum quantum ipsi superesse posset remitteret.
I casi nostri erano stati ben più onorevoli che penosi e la gloria aveva certo largamente compensato la molestia, e avevamo avuto ben più grande letizia dal rammarico dei buoni che dolore dalla letizia dei malvagi. Ma, come ho detto, anche se così non fosse stato, di che avrei potuto? Niente infatti mi accadeva che non fosse stato preveduto o fosse più grave di quel ch'io mi aspettassi in ricompensa di tante mie fatiche. Io ero infatti un uomo che, mentre avrebbe potuto trarre dal l'ozio più deliziosi piaceri d'ogni altro per la ricca e delicata coltura in cui era vissuto fin da bimbo, o, se qualche malanno comune avesse colpito la città, prenderne soltanto una parte eguale a quella di tutti gli soltanto una parte eguale a quella di tutti gli acerbe lotte e quasi in un rovinoso torrente per salvare la vita dei concittadini e ricostituire la comune quiete a spese del proprio pericolo. La nostra Patria non ci ha generati col patto che noi non pensiamo a sostentarla e, servendo soltanto ai nostri piaceri, essa garantisca si cura protezione al nostro ozio, e tranquillo asilo; ma perché riserbiamo a lei le più alte forze del nostro animo, del nostro ingegno e della nostra esperienza e lasciamo al nostro privato uso sol quanto sopravanza dopo aver a lei provveduto.