Secutum est bellum gestum apud Mutinam. Non solum inimici, qui tum erant potentissimi et plurimi, sed etiam qui adversariis eius se dabant, Antonii familiares quosdam inse quebantur, uxorem Fulviam omnibus rebus spoliare cupiebant, liberos etiam exstinguere parabant. Atticus cum Ciceronis intima familiaritate uteretur, amicissimus esset Bruto, non modo nihil his indulsit ad Antonium violandum, sed e contrario familiares eius ex urbe profugientes, quantum potuit, texit, quibus rebus indiguerunt, adiuvit. Nemo intellegere poterat cur Atticus id faceret, quia nemini enim in opinionem veniebat Antonii sortem in melius mutaturam esse. Sed conversa subito fortuna est. Ut Antonius rediit in Italiam, nemo non magno in periculo Atticum putaverat propter intimam familiaritatem Ciceronis et Bruti. Itaque ad adventum imperatorum de foro decesserat, timens proscriptionem, latebatque apud P. Volumnium; habebatque secum Q. Gellium Canum, aequalem simillimumque sui. Hoc quoque est Attici bonitatis exemplum, quod cum eo, quem puerum in ludo cognoverat, adeo coniuncte vixit, ut ad extremam aetatem amicitia eorum creverit. Antonius autem etsi tanto odio ferebatur in Ciceronem, ut non solum ei, sed etiam omnibus eius amicis esset inimicus eosque vellet proscribere, multis hortantibus, tamen Attici memor fuit officii et ei, cum requisivisset ubinam esset, sua manu scripsit, ne timeret statimque ad se veniret: se eum etiam illius causa Canum de proscriptorum numero exemisse. Ac ne quod periculum incideret, quod noctu fiebat, praesidium ei misit.
Seguì la guerra combattuta a Modena. Perseguitavano gli amici di Antonio non solo i nemici, che allora erano molto potenti e molto numerosi, ma anche quelli che si consegnavano ai suoi avversari perseguitavano i familiari di Antonio, desideravano privare la moglie Fulvia, di ogni cosa, si preparavano anche a ucciderne i figli. Nonostante fosse amico intimo di Cicerone e molto amico di Bruto, non solo non permise loro di offendere Antonio, ma al contrario liprotesse, per quanto poté, e aiutç i famigliari di lui che fuggivano dalla città. All'improvviso la fortuna si ribaltò. Non appena Antonio fece ritorno in Italia, nessuno aveva ritenuto Attico in grande pericolo per l'intima familiarità con Cicerone e Bruto. E così si era allontanato dal foro, temendo la proscrizione, e si nascondeva in casa di Publio Volumnio e aveva con sé Quinto Gellio Cano, coetaneo e molto simile a lui. Sia anche questo un esempio della bontà di Attico, il fatto che con quello, che aveva conosciuto a scuola da bambino, visse così unitamente che la loro amicizia aumentò fino alla vecchiaia (fino all'età estrema). Però, Antonio, sebbene fosse mosso da una avversione così grande verso Cicerone da essere ostile non solo a lui, ma anche a tutti i suoi amici, voleva proscriverli, tuttavia fu memore del favore di Attico. Quando chiesero dove fosse gli scrisse di suo pugno di non aver paura e di recarsi da lui, e gli assicurò anche che aveva depennato lui e, in grazia sua, Cano dalla lista dei proscritti. E affinché non cadesse in un qualche pericolo, poiché accadeva di notte, gli inviò una scorta.
(By Vogue)
Versione tratta da Cornelio Nepote