Pur essendo Attico molto ricco, nessuno fu meno sperperatore di lui. Ebbe una casa sul colle Quirinale, lasciatagli in eredità da uno zio, la bellezza della quale non risiedeva nell'edificio, ma nel bosco. In quella casa non c'era alcun lusso, ed egli non rinnovò nulla se non poche cose per via della vecchiezza. Ebbe una servitù poco numerosa, nella quale c'erano molti lettori e scribi, e nessuno, tra i suoi servi, era ignorante. Quanto a lui, fu elegante, (ma) non sfarzoso, splendido, (ma) non sontuoso. Alla sua tavola un servo leggeva sempre poesie, né si cenò mai, presso di lui, senza una qualche lettura, affinché i commensali fossero dilettati nello spirito non meno che nel ventre. Dopo che le sue ricchezze crebbero, egli non cambiò nulla in fatto di stile di vita quotidiano, nulla in fatto di abitudine di vita, e impiegò tanta moderazione da vivere con pari dignità in entrambe le sorti. Non ebbe giardini, nessuna sontuosa villa vicino Roma o al mare, né un podere di campagna in Italia. Da questo si può capire che egli era solito misurare l'utilità del denaro non in base alla quantità, ma in base al senno. Non diceva, né poteva tollerare, una menzogna. E, a tal punto la sua affabilità era non priva di severità, e la sua serietà non priva di disponibilità, che era difficile capire se i suoi amici lo rispettassero o lo amassero maggiormente.