His de causis aguntur omnia raptim atque turbate...
Per queste ragioni ogni cosa viene fatta velocemente e in maniera confusa. Non viene dato il tempo ai congiunti di informare Cesare, né ai tribuni della plebe viene lasciata la possibilità di scongiurare il proprio pericolo, e neppure di mantenere il diritto all'inviolabilità della persona che Silla aveva lasciato, ma, dopo una settimana, sono costretti a pensare alla propria incolumità. Si precipita verso quell'estremo e definitivo senatoconsulto, al quale quasi mai si era giunti se non durante l'incendio stesso della città e in un momento in cui si disperava per la salvezza collettiva: facciano in modo i consoli, i pretori, i tribuni della plebe, e chiunque sia prossimo ai consoli che lo stato non riceva alcun danno. Questo sarà registrato con un senatoconsulto del settimo giorno prima delle Idi di Gennaio (7 Gennaio). E così nei primi cinque giorni, nei quali il senato potè riunirsi, eccetto nei due giorni del comizio, si delibera con estrema durezza e gravità circa il potere di Cesare e circa uomini importantissimi, i tribuni della plebe. I tribuni della plebe fuggono immediatamete da Roma e si radunano presso Cesare. Quello, in quel momento era a Ravenna e attendeva le risposte alle sue modestissime richieste, se grazie a un senso di giustizia degli uomini si potesse risolvere in pace la faccenda.
Versione tratta da: Cesare