Tu quod me hortaris ut animo sim magno et spem habeam recuperandae salutis...
Tullio saluta i suoi Terenzia, Tullia e Cicerone. Quanto al fatto che tu mi esorti ad essere di animo forte e ad aver speranza di recuperare la posizione, vorrei che la cosa fosse tale, affinché possiamo sperare in maniera sensata. Ora, me infelice, quanto riceverò una tua lettera? Chi me la recapiterà? Le avrei attese a Brindisi, se i marinai me l'avessero consentito, ma non vollero perdere l'occasione favorevole (per salpare). Per il resto, bada a te stessa, oh Terenzia, come puoi. Abbiamo vissuto in maniera onorevolissima, abbiamo prosperato; non ci ha abbattuto un nostro difetto, ma un nostro pregio. Nessun rammarico, se non per il fatto che non abbiamo perso la vita insieme alle nostre prerogative. Tuttavia, se ciò è stato più gradito ai nostri figli, il fatto che noi vivessimo, allora tolleriamo tutte le altre cose, sebbene non si debbano tollerare. Oh mia Trenzia, moglie fedelissima e ottima, e mia carissima figliola e tu, nostra ultima speranza, Cicerone, statemi bene. Trenta Aprile, Brindisi.
Versione tratta da: Cicerone