Quanto melius est initia ipsa perspicere quam levia sint, quam innoxia! Quod accidere vides animalibus mutis, idem in homine deprendes: frivolis turbamur et inanibus. Taurum color rubicundus excitat, ad umbram aspis exsurgit, ursos leonesque mappa proritat: omnia quae natura fera ac rabida sunt consternantur ad vana. Idem inquietis et stolidis ingeniis evenit: rerum suspicione feriuntur, adeo quidem ut interdum iniurias vocent modica beneficia, in quibus frequentissima, certe acerbissima iracundiae materia est. Carissimis enim irascimur quod minora nobis praestiterint quam mente concepimus quamque alii tulerunt, cum utriusque rei paratum remedium sit. Magis alteri indulsit: nostra nos sine comparatione delectent; numquam erit felix quem torquebit felicior. Minus habeo quam speravi: sed fortasse plus speravi quam debui. Haec pars maxime metuenda est, hinc perniciosissimae irae nascuntur et sanctissima quaeque invasurae.
TRADUZIONE
Quanto è meglio valutarne bene i moventi, nella loro banalità, nella loro innocuità! Quello che vedi accadere agli animali bruti, lo coglierai anche nell’uomo: ci lasciamo turbare da frivolezze e vacuità. Il toro si eccita al rosso, l’aspide leva la testa per un’ombra, orsi e leoni si lasciano irritare da un fazzoletto: tutto ciò che è feroce e rabbioso per natura, si sbigottisce per cose da nulla. Accade altrettanto a chi è incostante ed irriflessivo per carattere: si sente ferito dal sospetto, al punto di chiamare talvolta ingiurie quei piccoli benefici che costituiscono frequentissime, o quanto meno acerbissime, occasioni d’ira. Ci adiriamo, infatti, con le persone più care, perché ci hanno dato meno di quanto pensavamo, o di quanto ci hanno dato altri; eppure disponiamo di un rimedio, in tutte e due le ipotesi. È stato più generoso con un altro: compiacciamoci di quanto ci è toccato, senza far confronti; non sarà mai felice, chi si lascerà tormentare dalla maggior felicità altrui. Ho meno di quanto speravo; forse ho sperato più del dovuto. Questo settore è il più temibile, perché nascono da qui le ire più perniciose, capaci di intaccare i sentimenti più sacri