Tantus est igitur innatus scientiae amor, ut nemo dubitare possit quin ad eam rem natura rapiatur, nullo emolumento invitata. Nonne videmus ne verbera quidem impedire posse quominus pueri res contemplent perquirantque ? Nonne videmus ipsos ad hoc recurrere, cum pulsi essent, et gaudere se aliquid scire, et teneri ludis atque eiusmodi spectaculis, et ob eam rem vel famem et sitim perferre? Nonne videmus eos, qui studiis atque artibus delectantus, nec valetudinis nec rei familiaris habere rationem et compensare cum maximis curi set laboribus eam voluptatem, quam ex discendo capiunt? Quem autem ardorem studii censetis fuisse Archimedi? Quid de Pythagora, quid de Platone aut Democrito dicere possum, a quibus ultimae tarare peregratae sunt propter discendi cupiditatem?
Dunque è tanto innato in noi l'amore per la conoscenza che nessuno può mettere in dubbio che la natura sia trasportata ad essa, attratta senza nessun vantaggio. Non vediamo forse che nemmeno le bastonate possono impedire che i ragazzi osservino e ricerchino? Non vediamo forse che gli stessi ritornino a ciò, dopo esserne stati allontanati, e che sono contenti di conoscere qualcosa, e che sono allettati da svaghi e spettacoli di questo tipo e perciò sopportano persino la fame e la sete? Non vediamo che coloro, che si dilettano negli studi e nelle arti, non badano né allo stato di salute, né alle faccende familiari e compensano con massime cure e sforzi quel piacere che ottengono dall'imparare? D'altra parte, quale fiamma di passione credete avesse Archimede? Che cosa potrei dire su Pitagora, che su Platone o Democrito, dai quali sono state esplorate le regioni più estreme a causa del desiderio di conoscere?