Incolae romae adorabant Fortunam sicut magnam deam. Fortunam iam antiquitus effingebat velut feminam infula opertam. Inter multas deas Fortunam maxime formidabant ac celebrant: nam a Fortunam divitias potentiamque exspectabant, quomodo Fortunae invidiam et iracundiam metuebant. At Fortuna vere caeca est. Iustium enim omnino ignorat. Divitias atque opulentiam cum amentia distribuit; praeterea Fortuna raro prospera est, saepe adversa. Romae incolae aras splendidas ac multas Fortunae dicabant: in aris hostias saepe immolabant atque statuas rosarum coronis exornabant. Antiquitus poetae Fortunatas insulas celebrabant ubi dei atque deae habitabant

Gli abitanti di Roma adoravano la (Dea) Fortuna come una grande dea. Già nell'antichità riproducevano la Fortuna come una donna bendata. Tra le molte dee, temevano e celebravano soprattutto la Fortuna :  attendevano infatti dalla Fortuna la ricchezza e la potenza, come temevano della Fortuna l'avversione e l'ira. Ma la Fortuna è veramente cieca. Infatti ignora del tutto l'equità. Distribuisce con pazzia la ricchezza e l'opulenza; inoltre la Fortuna raramente è favorevole, spesso è avversa. Gli abitanti di Roma dedicavano molti splendidi altari alla Fortuna: negli altari spesso immolavano vittime sacrificali e adornavano le statue con ghirlande di rose. Anticamente i poeti celebravano le isole Fortunate, dove abitavano gli dei e le dee.