Quando ormai Agesilao era sul punto di riprendere la guerra contro i Persiani e contro il re in persona, giunse presso di lui, da Sparta, un portavoce, per invio degli Efori, per riferire che gli Ateniesi e i Beoti avevano dichiarato guerra agli Spartani, ed ordinare al re che ritornasse in patria. A quel punto, di quello brillò sia la devozione nei confronti della patria, sia il valore militare: costui, sebbene fosse a capo di un esercito vittorioso, e sebbene avesse grande fiducia di sconfiggere il regno dei Persiani, obbedì con un'umiltà tanto grande agli ordini dei magistrati, da anteporre la salvezza della patria alla propria gloria. Quando ormai si trovava non lontano dal Peloponneso, gli si opposero, presso Coronea, gli Ateniesi, i Beoti e tutti gli altri loro alleati: ed egli sconfisse tutti costoro in una dura battaglia. La gloria di questa vittoria fu speciale, poiché, dopo che i più, dalla fuga, si furono radunati nel tempio di Minerva, quello (Agesilao) sebbene avesse ricevuto alcuni colpi in quella battaglia e sebbene fosse afflitto da grande dolore, tuttavia tenne a freno la collera propria e dei suoi nei confronti dei nemici, e impedì che essi venissero violati.