Οι σοφωτατοι και αριστοι των πολιτων ταυτην την αρετην ην εχουσι ουκ οιοι τε αλλοις παραδιδοναι· ... ως διδακτον εστιν η αρετη, μη φθονησης αλλ'επιδειξον.
I più saggi e i più nobili fra i cittadini non sono in grado di trasmettere ad altri questa virtù che hanno; ebbene, Pericle, il padre di questi giovinetti, li educò bene e con completezza in quelle cose che dipendevano dai maestri, ma in quelle in cui egli stesso è saggio non riesce personalmente ad educarli né li affida ad altri, anzi essi, girando qua e là, pascolano come animali sacri in libertà, nel caso che in qualche modo si imbattano nella virtù. E se vuoi (un altro caso), questo stesso Pericle, che aveva la tutela di Clinia, il fratello più giovane di questo (nostro) Alcibiade, temendo per lui che fosse corrotto da Alcibiade, staccatolo da lui, lo faceva educare a casa di Arifrone; e prima che passassero sei mesi, glielo rimandò non sapendo che cosa farne di lui. Io dunque, o Protagora, guardando a questi casi, non ritengo che la virtù sia insegnabile; ma dal momento che sento che tu dici questo, mi piego e credo che tu dica qualcosa per il fatto che pensi di essere diventato esperto di molte cose, di averne imparate molte, e altre di averle scoperte tu stesso. Se dunque hai la possibilità di dimostrarci in maniera più evidente che la virtù è insegnabile, non rifiutare e dimostracelo.