Επεμψαν δε αυτω και τας αρπυιας οι θεοι· πτερωται δε ησαν αυται, και επειδη τω Φινει...αι νυν απ'εκεινης Στροφαδες καλουνται.
Gli Dèi gli avevano mandato, per maggiore tormento, anche le Arpie: creature alate, le quali, ogni volta che Fineo si preparava la tavola, piombavano giù dal cielo a rubargli ogni cosa, e quel poco che lasciavano si impregnava di una tale puzza da non potercisi nemmeno avvicinare. Gli Argonauti volevano sapere da Fineo la rotta giusta per il loro viaggio, e il profeta promise di rivelargli tutto, a patto che lo avessero liberato dalle Arpie. Allora gli Argonauti prepararono una tavola imbandita: subito le Arpie si precipitarono giù con orribili strida e rubarono tutto il cibo. Come le videro, Zete e Calaide, i figli di Borea, che erano alati, brandirono la spada e le inseguirono attraverso il cielo. Era Destino che le Arpie morissero per mano dei figli di Borea; ma anche per i due giovani quello era il giorno fatale, perché sarebbero morti senza riuscire a prenderle. Nella loro fuga, una delle Arpie (quella di nome Nicotoe o Aellopoda) cadde nel fiume Tigri, che adesso dal suo nome viene chiamato Arpide; l'altra (di nome Ocipete, oppure Ocitoe, ma Esiodo la chiama Ocipode) fuggì oltre la Propontide e raggiunse le isole Echinadi, quelle che adesso chiamiamo Strofadi.