Incensi omnes rapimur ad libertatem recuperandam; non potest ullius auctoritate tantus senatus populique Romani ardor extingui; odimus, irati pugnamus; extorqueri e manibus arma non possunt; receptui signum aut revocationem a bello audire non possumus; speramus optima; pati vel difficillima malumus quam servire. Caesar confecit invictum exercitum; duo fortissimi consules adsunt cum copiis; L. Planci, consulis designati, varia et magna auxilia non desunt; unus furiosus gladiator cum taeterrimorum latronum manu contra patriam, contra deos penates, contra aras et focos gerit bellum. Huic cedamus? huius condiciones audiamus? cum hoc pacem fieri posse credamus?

Tutti ci sentiamo eccitati e trascinati a riconquistare la libertà; un così grande ardore del senato e del popolo romano non può essere spento dalla volontà di nessuno; odiamo, in preda all'ira combattiamo, le armi non ci possono essere strappate dalle mani, non possiamo dare ascolto al segnale di ritirata o al richiamo dalla guerra; speriamo le cose più belle, preferiamo sopportare perfino le più difficili piuttosto che essere servi. Cesare ha allestito un invitto esercito; due coraggiosissimi consoli sono pronti con le milizie; non mancano grandi e divini aiuti del console designato Lucio Planco; un solo sfrenato delinquente con un manipolo di turpissimi banditi, fa guerra contro la patria, contro gli dei penati, contro gli altari e i focolari, contro quattro consoli. Potremmo arrenderci a costui, ascoltarne i patti, potremmo credere che con costui sia possibile la pace?