Tu autem, M. Antoni, (absentem enim appello) unum illum diem, quo in aede Telluris senatus fuit, non omnibus his mensibus, quibus te quidam, multum a me dissentientes, beatum putant, anteponis? Quae fuit oratio de concordia! Quanto metu senatus, quanta sollicitudine civitas tum a te liberata est, cum collegam tuum, depositis inimicitiis, oblitus auspicorum a te ipso augure populi Romani nuntiatorum, illo primum die collegam tibi esse voluisti, tuus parvus filius in Capitolium a te missus pacis obses fuit! Quo senatus die laetior, quo populus Romanus? Qui quidem nulla in contione umquam frequentior fuit. Tum denique liberati per viros fortissimos videbamur, quia, ut illi voluerant, libertatem pax consequebatur. Proximo, altero, tertio, denique reliquis consecutis diebus, non intermittebas quasi donum aliquod cotidie afferre rei publicae, maximum autem illud, quod dictaturae nomen sustulisti. Haec inusta est a te, a te, inquam, mortuo Cesari nota ad ignominiam sempiternam. Ut enim propter unius M. Manli scelus decreto gentis Manliae neminem patricium Manlium Marcum vocari licet, sic tu propter unius dictatoris odium nomen dictatoris funditus sustulisti.

E anche, Marco Antonio - mi rivolgo a te per quanto assente -, quell'unico giorno in cui il senato si riunì nel tempio della dea Terra, non lo preferisci a tutti questi ultimi mesi che, stando all'opinione di certuni, che io non condivido affatto, sono stati per te felici? Che bello il tuo discorso sulla pacificazione! Da quanto timore liberasti allora i veterani, da quanta preoccupazione i cittadini quando, mettendo da parte ogni inimicizia (per Dolabella), dimenticando gli auspici che tu stesso, in qualità di augure del popolo romano, avevi annunciato, lo riconoscesti allora per la prima volta come tuo collega e inviasti il il tuo figlioletto in Campidoglio come ostaggio di pace! Non c'è stato mai giorno in cui il senato e il popolo romano abbiano provato una gioia maggiore, né s'è mai avuta una assemblea popolare più affollata! Allora si che pensavamo di essere stati davvero liberati da quegli eroi s, dato che si realizzavano le loro intenzioni di far seguire alla libertà la pace. Il primo dei giorni successivi, il secondo, il terzo e, in breve, tutti i seguenti, non cessavi mai di offrire quotidianamente qualche dono - mi si consenta l'espressione - alla repubblica, dei quali il più grande è stato senza dubbio l'abolizione della dittatura: un marchio d'infamia impresso a fuoco, e per sempre, su Cesare morto da te, sì, lo ripeto, da te! E come il comportamento scellerato di Marco Manlio portò la gens Manlia, patrizia, alla decisione di proibire a ogni suo membro di prendere il nome Marco, così l’odio suscitato da un solo dittatore ha portato te ad abolire totalmente il titolo di dittatore.