Fac igitur quod de homine nobilissimo et clarissimo fecisti nuper in curia, nunc idem in foro de optimis et huic omni frequentiae probatissimis fratribus. Ut concessisti illum senatui, sic da hunc populo, cuius uoluntatem carissimam semper habuisti, et si ille dies tibi gloriosissimus, populo Romano gratissimus fuit, noli obsecro dubitare, C. Caesar, similem illi gloriae laudem quam saepissime quaerere. Nihil est tam populare quam bonitas, nulla de uirtutibus tuis plurimis nec admirabilior nec gratior misericordia est. Homines enim ad deos nulla re propius accedunt quam salutem hominibus dando. Nihil habet nec fortuna tua maius quam ut possis, nec natura melius quam ut uelis seruare quam plurimos. Longiorem orationem causa forsitan postulet, tua certe natura breuiorem. Quare cum utilius esse arbitrer te ipsum quam aut me aut quemquam loqui tecum, finem iam faciam; tantum te admonebo, si illi absenti salutem dederis, praesentibus te his daturum.
Compi, dunque, ora nel Foro, a favore di questi ottimi fratelli, carissimi a tutta questa folla, il medesimo gesto che hai compiuto poco fa in senato a favore d'un personaggio di grande nobiltà e fama. Come hai concesso quello al senato così concedi questo al popolo, il cui volere ti è sempre stato caro, e se quel giorno è stato pieno di gloria per te e di gioia per il popolo romano, non esitare, ti supplico, o Cesare, a procurarti il più spesso possibile una gloria simile a quella. Niente è tanto caro al popolo quanto la bontà, nessuna delle tue numerosissime virtù riscuote maggiore ammirazione né riesce più gradita che la misericordia. Giacché l'uomo con nessun'azione s'accosta di più alla divinità che procurando la salvezza di un altro uomo. Il dono più grande della tua fortuna è che tu puoi dare salvezza al maggior numero di persone, il pregio più bello della tua natura è che tu lo vuoi. La causa richiederebbe forse un discorso più lungo, la tua natura certamente uno più breve. Sì che ritenendo più utile il colloquio tuo con te stesso che o il mio o di chiunque altro, ormai porrò fine al mio dire: ti ricorderò solo che, concedendo la salvezza a quello assente, la concederai a questi presenti.