Nunc ne novo querimoniae genere uti possit Hortensius et ea dicere, opprimi reum de quo nihil dicat accusator, nihil esse tam periculosum fortunis innocentium quam tacere adversarios; et ne aliter quam ego velim meum laudet ingenium, cum dicat me, si multa dixissem, sublevaturum fuisse eum quem contra dicerem, quia non dixerim, perdidisse: morem illi geram, utar oratione perpetua, non quo iam hoc sit necesse, verum ut experiar utrum ille ferat molestius me tunc tacuisse an nunc dicere Hic tu fortasse eris diligens ne quam ego horam de meis legitimis horis remittam; nisi omni tempore quod mihi lege concessum est abusus ero, querere, deum atque hominum fidem implorabis, circumveniri C. Verrem quod accusator nolit tam diu quam diu liceat dicere. Quod mihi lex mea causa dedit, eo mihi non uti non licebit? Nam accusandi mihi tempus mea causa datum est, ut possem oratione mea crimina causamque explicare: hoc si non utor, non tibi iniuriam facio, sed de meo iure aliquid et commodo detraho. "Causam enim", inquit, "cognosci oportet": ea re quidem quod aliter condemnari reus, quamvis sit nocens, non potest. Id igitur tu moleste tulisti, a me aliquid factum esse quo minus iste condemnari posset? nam causa cognita possunt multi absolvi, incognita quidem condemnari nemo potest.

Adesso poi per risparmiare ad Orensio delle nuove lamentele e perché non dica che viene oppresso quell'accusato del quale primo accusatore non dica nulla poiché non vi è niente così pieno di percolo per gli interessi di un innocente che gli avversari se ne stiano in silenzio ed affinche non esprima un'altra lode al mio ingenìgno che non vorrei dicendo che se io avessi detto molte cose avrei sollevato quello contro il quale arringavo, non avendole dette invece l'ho mandato in rovina far. come gli piace e parlerò senza interruzione. Non che questo sia necessario ma per provare se lui apprezzerà di pià le mie parole di oggi oppure i miei silenzi di allora. Con quale attenzione mi sorveglierai, Ortensio, perché io non perda nemmeno un minuto del tempo che mi appartiene! E se non occupo per bene tulio il tempo che mi viene concesso dalla legge, te ne lamenterai; chiamerai a testimonio dei ed agli uomini che Caio Verre è aggirato, perché I' accusatore non avrà voluto parlare per tutto il tempo che gli spettava. Non mi sarà dunque permesso di non servirmi di quello che la legge mi concede nel mio interesse?. Infatti è nell'interesse della mia causa che mi viene il tempo per accusare, per potere spiegar ragionando tutti i capi d'imputazione: se io di questo non mi servo, non ti faccio torto; ma detraggo un poco del mio diritto e del mio vantaggio. Pur conviene, egli dice, che la causa sia istruita: e ciò per questo motivo, che in altro modo l'accusato, benché sia colpevole, non può essere condannato. Tu dunque sopporti di malavoglia che io abbia fatto qualcosa per cui questo accusato possa essere salvato da una condanna? Infatti, dopo esaminata la causa, molti possono essere assolti; non esaminata, nessuno può essere condannato.