Itaque illam tuam praeclarissimam et sapientissimam vocem invitus audivi: "Satis diu vel naturae vixi vel gloriae. '' Satis, si ita vis, fortasse naturae, addo etiam, si placet, gloriae: at, quod maximum est, patriae certe parum. Qua re omitte istam, quaeso, doctorum hominum in contemnenda morte prodentiam: noli nostro periculo esse sapiens. Saepe enim venit ad auris meas te idem istud nimis crebro dicere, tibi satis te vixisse. Credo: sed tum id audirem, si tibi soli viveres, aut si tibi etiam soli natus esses. Omnium salutem civium cunctamque rem publicam res tuae gestae complexae sunt: tantum abes a perfectione maximorum operum, ut fundamenta nondum quae cogitas ieceris. Hic tu modum vitae tuae non salute rei publicae, sed aequitate animi definies? Quid, si istud ne gloriae tuae quidem satis est? cuius te esse avidissimum, quamvis sis sapiens, non negabis. Parumne igitur, inquies, magna relinquemus? Immo vero aliis quamvis multis satis, tibi uni parum. Quicquid est enim, quamvis amplum sit, id est parum tum, cum est aliquid amplius

Di conseguenza ho ascoltato malvolentieri quella tua affermazione piena di dignitosa saggezza: "Ho vissuto abbastanza sia rispetto ai miei anni sia rispetto alla mia gloria". Se proprio lo vuoi, hai vissuto abbastanza forse rispetto agli anni, aggiungiamo pure rispetto alla gloria, se lo desideri: ma di certo troppo poco rispetto alla patria, che è ciò che più importa. Per questo motivo lascia da parte - ti prego - questa saggezza da filosofo nel disprezzare la morte: non essere un sapiente a nostre spese! Spesso infatti è arrivato alle mie orecchie che tu vai ripetendo troppo di frequente questa medesima frase: che hai vissuto abbastanza per te. Credo che tu lo pensi davvero: ma io ti darei retta soltanto se tu vivessi per te solo o se tu fossi nato ancora per te solo. Invece le tue imprese ti hanno legato alla salvezza di tutti i cittadini e all'intera repubblica; e sei tanto lontano dal completamento delle tue opere più importanti che non hai ancora gettato le fondamenta che hai in animo di gettare. A questo punto tu vuoi limitare la durata della tua vita, tenendo conto non della salvezza della repubblica ma della serenità del tuo animo? E se io dicessi che tutto ciò non è sufficiente neppure per la gloria? Non negherai che, nonostante la tua saggezza, questa è una cosa cui aspiri moltissimo. Tu obietterai: "Lascerò forse opere poco grandi?". Tutt'altro: per gli altri, anche se numerosi, e abbastanza; per te solo è troppo poco, poiché qualunque cosa, per quanto grande sia, risulta piccola quando ce n'è un'altra. più grande