Tria sunt omnino genera dicendi quibus in singulis quidam floruerunt, peraeque autem, id quod volumus, perpauci in omnibus. Nam et grandiloqui, ut ita dicam, fuerunt cum ampla et sententiarum gravitate et maiestate verborum, vehementes varii copiosi graves, ad permovendos et convertendos animos instructi et parati - quod ipsum alii aspera tristi horrida oratione neque perfecta atque conclusa consequebantur, alii levi et structa et terminata - et, contra, tenues acuti, omnia docentes et dilucidiora, non ampliora facientes, subtili quadam et pressa oratione et limati; in eodemque genere alii callidi, sed impoliti et consulto rudium similes et imperitorum, alii et eadem ieiunitate concinniores, id est faceti, florentes etiam et leviter ornati. Est autem quidam interiectus inter hos medius et quasi temperatus nec acumine posteriorum nec fulmine utens superiorum, vicinus amborum, in neutro excellens, utriusque particeps vel utriusque, si verum quaerimus, potius expers; * isque uno tenore, ut aiunt, in dicendo fluit nihil afferes praeter facilitatem et aequabilitatem aut addit aliquos ut in corona toros omnemque orationem ornamentis modicis verborum sententiaumque distinguit. Horum singulorum generum quicumque vim in singulis consecuti sunt, magnum in oratoribus nomen habuerunt.

Tre sono i tipi dello stile oratorio, in ciascuno dei quali alcuni fiorirono, ma ben pochi ugualmente in tutti e tre, come noi vogliamo. Infatti ve ne furono magniloquenti, per cosi dire, per una grande profondità di pensieri ed elevatezza di parole, veementi, vari, abbondanti, solenni, ben pronti ad eccitare e a piegare gli animi - e questo stesso scopo raggiungevano alcuni con una dizione aspra, rude, arida, per nulla perfetta né ritmata, altri con una dizione ben tornita, accurata e ritmica -, e all'opposto ve ne furono di stile tenue, acuti, che, mentre insegnavano, rendevano tutto più chiaro ma non più elevato con una dizione sottile stringata e piana; e nel medesimo tipo alcuni fini ragionatori, ma disadorni e deliberatamente simili ai rozzi e agli inesperti, altri nella loro medesima semplicità piuttosto garbati, cioè eleganti, fioriti anche e non disadorni. Vi è poi, collocato in mezzo a questi, un tipo, per dir cosi, temperato di oratore che non fa uso né della sottigliezza dei secondi né dell'esuberanza dei primi, vicino ad entrambi, che non eccelle in nessuna delle due qualità, partecipe dell'una e dell'altra o piuttosto, se cerchiamo il vero, privo dell'una e dell'altra; ed egli nel parlare scorre, come dicono, con un solo tono, niente apportando all'infuori di una uniforme scioltezza, oppure aggiunge come dei cordoncini in una ghirlanda e varia tutto il suo dire con moderati ornamenti di espressioni e di pensieri. Tutti quelli che in ciascuno di questi tre tipi raggiunsero una propria abilità ebbero gran rinomanza fra gli oratori.