Sed in ore sunt omnia, in eo autem ipso dominatus est omnis oculorum; quo melius nostri illi senes, qui personatum ne Roscium quidem magno opere laudabant; animi est enim omnis actio et imago animi vultus, indices oculi: nam haec est una pars corporis, quae, quot animi motus sunt, tot significationes possit efficere; neque vero est quisquam qui eadem conivens efficiat. Theophrastus quidem Tauriscum quendam dicit actorem aversum solitum esse dicere, qui in agendo contuens aliquid pronuntiaret. Qua re oculorum est magna moderatio; nam oris non est nimium mutanda species, ne aut ad ineptias aut ad pravitatem aliquam deferamur; oculi sunt, quorum tum intentione, tum remissione, tum coniectu, tum hilaritate motus animorum significemus apte cum genere ipso orationis; est enim actio quasi sermo corporis, quo magis menti congruens esse debet; oculos autem natura nobis, ut equo aut leoni saetas, caudam, auris, ad motus animorum declarandos dedit, qua re in hac nostra actione secundum vocem vultus valet; is autem oculis gubernatu
Ma tutto si concentra nel volto, e in esso il dominio assoluto è degli occhi; per questo agivano meglio i nostri antenati, che non erano entusiasti di un attore mascherato, fosse pure Roscio: i gesti infatti sono l'espressione dell'animo; specchio dell'animo è il volto e gli occhi ne sono gli interpreti: infatti questa è la sola parte del corpo che possa esprimere tanti atteggiamenti diversi quanti sono i sentimenti dell'animo; e in verità non c'é nessuno che possa esprimere i medesimi sentimenti con gli occhi chiusi. Teofrasto ci tramanda che un certo attore Taurisco soleva parlare con le spalle rivolte al pubblico, perché nella rappresentazione recitava tenendo fisso lo sguardo su un punto. Per questo conta molto sapere regolare lo sguardo: si debbono evitare i forti mutamenti del viso, per non cadere in atteggiamenti sconvenienti o in smorfie; è con gli occhi che noi esprimiamo i sentimenti dell'animo, guardando ora fisso, ora con mitezza, ora con severità, ora con letizia, in pieno accordo col tono del discorso; i gesti sono, per dir cosi, il linguaggio del corpo, e per questo debbono aderire strettamente al nostro pensiero; in quanto agli occhi, la natura ce li ha dati, perché potessimo esprimere i sentimenti del nostro animo, come ha dato al cavallo o al leone le setole, la coda e le orecchie; perciò nel nostro gestire, dopo la voce è il volto che conta: il volto poi è governato dagli occhi.