Dedit autem eadem natura beluis et sensum et adpetitum, ut altero conatum haberent ad naturales pastus capessendos, altero secernerent pestifera a salutaribus. Tam vero alia animalia gradiendo, alia serpendo ad pastum accedunt, alia volando, alia nando, cibumque partim oris hiatu et dentibus ipsis capessunt, partim unguium tenacitate arripiunt, partim aduncitate rostrorum, alia sugunt, alia carpunt, alia vorant, alia mandunt. Atque etiam aliorum east humilitas, ut cibum terrestrem rostris facile contingant. Quae autem altiora sunt, ut anseres, ut cycni, ut grues, ut camelli, adiuvantur proceritate collorum; manus etiam data elephantost, quia propter magnitudinem corporis difficiles aditus habebat ad pastum
E se la natura ha concesso alle fiere una sensibilità ed un istinto lo ha fatto perché esse per l'una fossero naturalmente portate a desiderare i cibi ad esse congeniali ed in grazia dei secondo fossero in grado di distinguere ciò che nuoce da ciò che giova. E non basta ancora. Ci sono animali che si accostano al cibo camminando, altri strisciando, altri volando, altri ancora a nuoto, e mentre una parte di essi mangia il cibo spalancando la bocca e afferrandolo coi denti, altri lo strappa con la forza delle unghie o servendosi di un becco adunco. C'è chi succhia, chi bruca, chi mastica, chi divora. Ci sono animali la cui bassa statura permette loro di afferrare facilmente col muso il cibo sparso per terra. Altri di maggiore statura, come le oche, i cigni, le gru ed i cammelli traggono invece giovamento proprio dalla lunghezza dei collo. All'elefante infine fu concessa persino una mano in considerazione della difficoltà, per una creatura cosi mastodontica, di accostarsi al cibo