Si isti callidi rerum aestimatores prata et areas quasdam magno aestimant, quod ei generi possessionum minime quasi noceri potest, quanti est aestimanda virtus, quae nec eripi nec subripi potest neque naufragio neque incendio amittitur nec tempestatum nec temporum perturbatione mutatur! qua praediti qui sunt, soli sunt divites; soli enim possident res et fructuosas et sempiternas solique, quod est proprium divitiarum, contenti sunt rebus suis, satis esse putant, quod est, nihil adpetunt, nulla re egent, nihil sibi deesse sentiunt, nihil requirunt; inprobi autem et avari, quoniam incertas atque in casu positas possessiones habent et plus semper adpetunt, nec eorum quisquam adhuc inventus est, quoi, quod haberet, esset satis, non modo non copiosi ac divites, sed etiam inopes ac pauperes existimandi sunt
Se codesti astuti estimatori di beni attribuiscono gran valore ai beni immobili poiché un simile genere di possedimenti non è praticamente soggetto a sinistri, quale valore assumerà(lett. quanto deve essere) la virtù, che non può essere rubata o estorta, di esser persa con un incendio o un naufragio, che non muta a seconda delle età e delle stagioni. Ragion per cui, coloro i quali sono dotati di quella sono gli unici (ad essere ) ricchi, sono i soli - infatti - a possedere beni che portano frutto e che sono duraturi, e sono i soli - proprietà tipica delle ricchezze - ad essere soddisfatti dei propri beni, ritenendoli bastevoli, e dunque, non chiedono nulla, non mancano di nulla, ritengono di non mancare di nulla, non richiedono nulla. Al contrario, coloro che mancano di virtù, poiché possiedono beni esposti all'incertezza degli eventi e chiedono sempre più e nessuno di loro né alcuno… ha trovato qualcosa che, una volta avuta, sia soddisfacente non solo non sono da considerarsi ricchi, ma addirittura poveri e indigenti.