Fuit enim quidam summo ingenio vir, Zeno, cuius inventorum aemuli Stoici nominantur. Huius sentetiae sunt et praecepta eius modi. Sapientem gratia numquam moveri, numquam cuiusquam delicto ignoscere; meminem misericordem esse nisi stultum et levem; viri non esse neque exorari neque placari; solos sapientes esse, si distortissimi sint, formos, si mendicissimi, divites, si servitutem serviant, reges; nos autem qui sapientes non sumus fugitivos, exules, hostes, insanos denique esse dicunt; omnia peccata esse paria; omne delictum scelus esse nefarium, nec minus delinquere eum qui gallum gallinaceum, cum opus non furit, quam eum qui patrem suffocaverit; sapientem nihil opinari, nullius rei paenitere, nulla in re falli, sententiam mutare numquam
Vi fu infatti una volta un uomo di grande ingegno, Zenone, i seguaci delle cui idee sono detti Stoici. Esistono di lui detti ed insegnamenti di questo genere. Il saggio mai è mosso dalla compiacenza, mai perdona l’errore di qualcuno; nessuno è misericordioso salvo lo stolto e il superficiale; non è proprio dell’uomo né lasciarsi supplicare né essere piegato ; solo i sapienti sono, anche se molto deformi, belli; anche se molto poveri, ricchi; anche se schiavi, re; noi poi che non siamo sapienti, ci definiscono fuggitivi, esuli, nemici, insomma pazzi; ogni peccato è uguale; ogni delitto è un crimine nefando, e non delinque meno quello che soffoca un pollo domestico, quando non ve n’è bisogno, di quello che soffoca il padre; il sapiente non dubita mai, non si pente di nessuna azione, non si inganna in nessuna cosa, non cambia mai parere