Qui rei publicae instituta defendunt, optimates sunt, cuiuscumque ordinis sunt. Qui autem praecipue suis cervicibus tanta munia atque rem publicam sustinent, hi semper habiti sunt optimatum principes, auctores et conservatores civitatis. Huic hominum generi fateor multos adversarios, inimicos, invidos esse, multa proponi pericula, multas inferri iniurias, magnos experiendos et subeundos labores. Sed ego de virtute, non de desidia, loquor, de dignitate non de voluptate, de iis qui se patriae, qui suis civibus, qui laudi, qui gloriae, non qui somno et conviviis et delectationi natos arbitrantur. Nam, si qui voluptativus ducuntur et se vitiorum illecebris et cupiditatum lenociniis dediderunt, missos faciant honores, neve attingant rem publicam, patiantur se otio suo perfrui vivorum fortium labore. Qui autem bonam famam apud bonos cives, quae sola vera gloria nominari potest, expetunt, aliis otium et commoda quaerere debent,

Altra versione stesso titolo Dal libro latina lectio
Qui rei publicae instituta defendunt, hi optimates sunt, cuiuscumque ordinis ...
La vita dei politici versione latino Cicerone

Coloro che difendono le istituzioni dello stato sono gli optimates, di qualsiasi ceto siano. Coloro che invece sostengono particolarmente sulle proprie spalle il peso dello stato e così grandi doveri, questi sono stati sempre considerati i primi fra gli optimates, fautori e salvatori dell'ordinamento cittadino. Ammetto che questo genere di uomini ha molti avversari, nemici, invidiosi, (gli) vengono minacciati molti pericoli, (gli) vengono recate molte offese, grandi pene da affrontare e sopportare. Ma io parlo del valore e non della pigrizia, dell'onore e non del piacere, di quelli che si reputano destinati alla patria, ai loro cittadini, al merito, alla gloria e non di quelli che (si reputano destinati) al sonno, non di quelli che (si reputano destinati) ai banchetti e al piacere. Infatti, se coloro che sono trasportati dai piaceri e si sono abbandonati alle attrattive dei vizi e agli allettamenti delle passioni, questi rinuncino alle cariche tralasciate, e non si occupino di politica, si accontentino di godere del proprio ozio grazie alle fatiche dei vivi forti. Coloro che invece desiderano una buona fama tra i cittadini onesti, la qual cosa si può considerare la sola vera gloria, devono riservare l'ozio e gli agi agli altri.

Altra versione stesso titolo Dal libro latina lectio
Qui rei publicae instituta defendunt, hi optimates sunt, cuiuscumque ordinis ...

Coloro che difendono I' ordinamento costituzionale e gli onesti, sono nobili, di qualunque classe sociale siano. Coloro, poi, che più di tutti sostengono sulle loro spalle così pesanti incombenze per la cosa pubblica, sono stati sempre ritenuti i capi dei nobili, i fondatori ed i garanti dello stato. Questa categoria di persone, l'ammetto, ha molti nemici, è esposta a molti pericoli, è oggetto di molte ingiustizie, deve conoscere a proprie spese e subire grandi traversie. Ma il discorso è rivolto a coloro che ritengono di essere nati per la patria, per i loro concittadini, per la reputazione, per la fama, non per il sonno, i banchetti ed i godimenti. E se qualcuno si lascia trascinare dai piaceri, preda ormai delle seduzioni del vizio e degli allettamenti delle passioni, rinunci agli onori. Al contrario, chi aspira alla stima degli onesti, l'unica cosa che si possa chiamare gloria, deve ricercare la tranquillità e le soddisfazioni per altri, non per sé stesso.