Vidimus tuam victoriam proeliorum exitu terminatam: gladium vagina vacuum in urbe non vidimus. Quos amisimus civis, eos Martis visperculit, non ira victoriae; ut dubitare debeat nemo quin multos, si fieriposset, C. Caesar ab inferis excitaret, quoniam ex eadem acie conservat quospotest. Alterius vero partis nihil amplius dicam quam (id quod omnesverebamur) nimis iracundam futuram fuisse victoriam. Quidam enim non modo armatis, sed interdum etiam otiosis minabantur; nec quid quisque sensisset, sed ubi fuisset cogitandum esse dicebant: ut mihi quidem videantur di immortales, etiam si poenas a populo Romano ob aliquod delictum expetiverunt, qui civile bellum tantum et tam luctuosum excitaverunt, vel placati iam vel satiati aliquando, omnem spem salutis ad clementiam victoris et sapientiam contulisse. Qua re gaude tuo isto tam excellenti bono, et fruere cum fortuna et gloria, tum etiam natura et moribus tuis: ex quo quidem maximus est fructus iucunditasque sapienti. Cetera cum tua recordabere, etsi persaepe virtuti, tamen plerumque felicitati tuae gratulabere: de nobis, quos in re publica tecum simul essevoluisti, quotiens cogitabis, totiens de maximis tuis beneficiis, totiens deincredibili liberalitate, totiens de singulari sapientia tua cogitabis
Abbiamo assistito alla tua vittoria, che non è andata oltre la fine dei combattimenti: a Roma non s'è vista una spada sguainata; ì concittadini che abbiamo perso li ha colpiti la furia di Marte, non l'ira di chi ha vinto, di modo che nessuno deve dubitare che C. Cesare se potesse richiamerebbe molte persone dall'aldilà poiché egli fa di tutto per graziare chi appartiene anche alla schiera nemica. Del partito avversario, invece, non posso dire altro se non che la sua vittoria sarebbe di fatto stata troppo violenta, ed era questo che temevamo. "Alcuni infatti minacciavano non soltanto chi era sceso in campo ma talvolta anche chi era al di sopra delle parti e sostenevano che bisognava considerare non quello che ciascuno pensava ma da quale parte stava; al punto che mi sembra proprio che gli dèi immortali - loro che hanno acceso una guerra civile così imponente e così sanguinosa -, anche se hanno voluto far pagare al popolo Romano il fio per qualche colpa, sia perché ormai placati sia perché finalmente soddisfatti, hanno riposto la speranza di salvezza nella saggia clemenza del vincitore Pertanto rallégrati per questa tua dote tanto insigne e godi della tua buona sorte e della tua gloria, come pure del tuo carattere e delle tue abitudini: proprio da ciò deriva a chi è saggio il più grande successo e la più grande felicità. Quando tu ricorderai le tue gesta, ti rallegrerai sì molte volte del tuo valore, ma più ancora della tua fortuna; tutte le volte che penserai a noi, che hai voluto che restassimo insieme a te a far parte della repubblica, penserai ogni volta al bene che hai fatto, alla tua incredibile generosità, alla tua singolare saggezza.