Cum non longe a Piraeeo abessem, puer Acidini obviam mihi venit cum codicillis, in quibus erat scriptum paullo ante lucem Marcellum diem suum obisse. Ita vir clarissimus ab homine deterrimo acerbissima morte est affectus, et, cui inimici propter dignitatem pepercerant, inventus est amicus, qui ei mortem offerret. Ego tamen ad tabernaculum eius perrexi: inveni duos libertos et pauculos servos; reliquos aiebant profugisse metu perterritos, quod dominus eorum ante tabernaculum interfectus esset. Coactus sum in eadem illa lectica, qua ipse delatus eram, meisque lecticariis in urbem eum referre, ibique pro ea copia, quae Athenis erat, funus ei satis amplum faciendum curavi. Ab Atheniensibus, locum sepulturae intra urbem ut darent, impetrare non potui, quod religione se impediri dicerent, neque tamen id antea cuiquam concesserant: quod proximum fuit, uti in quo vellemus gymnasio eum sepeliremus, nobis permiserunt. Nos in nobilissimo orbis terrarum gymnasio Academiae locum delegimus ibique eum combussimus posteaque curavimus, ut eidem Athenienses in eodem loco monumentum ei marmoreum faciendum locarent. Ita, quae nostra officia fuerunt pro collegio et pro propinquitate, et vivo et mortuo omnia ei praestitimus. Vale. D. pr. Kal. Iun. Athenis.
io raccolsi un gruppo di medici e senza indugio partii per il Pireo alle prime luci dell'alba. Non ero lontano da lì, quando uno schiavo di Acidino mi venne incontro con un messaggio in cui mi si diceva che Marcello era spirato poco prima dell'alba. Così il più illustre degli uomini trovò una morte rribile per mano del più spregevole degli individui; lui che i nemici avevano risparmiato per il suo prestigio, s'è trovato un amico per farsi ammazzare. 3. Io comunque proseguii il mio cammino fino alla sua tenda. Trovai due liberti e un pugno di schiavi; a sentir loro, gli altri erano fuggiti in preda al panico, perché il loro padrone era stato ucciso davanti alla tenda. Sono stato costretto a farlo trasportare in città dai miei portatori con quella stessa lettiga sulla quale avevo viaggiato, e lì, tenuto conto delle risorse disponibili ad Atene, gli feci celebrare un funerale abbastanza solenne. Non sono però riuscito a ottenere dagli Ateniesi l'assegnazione di un luogo di sepoltura all'interno della città: adducevano impedimenti di carattere religioso, e in effetti in passato non avevano mai dato quella autorizzazione per nessuno. Il massimo che mi concessero fu di seppellirlo in un ginnasio più famoso del mondo, quello dell'Accademia, e lì lo feci cremare e poi provvidi il necessario perché gli Ateniesi gli innalzassero in quel luogo un monumento funebre in marmo. Così ho assolto nei suoi confronti, in vita e in morte, tutte le obbligazioni che dovevo a un collega e a un congiunto. Stammi bene. Atene, 31 maggio.