Nam geometrae cum aliquid docere volunt, si quid ad eam rem pertinet eorum quae ante docuerunt, id sumunt pro concesso. et probato, illud modo explicant, de quo ante nihil scriptum est; philosophi quamcumque rem habent in manibus, in eam quae conveniunt, congerunt omnia, etsi alio loco disputata sunt. Quod ni ita esset, cur Stoicus, si esset quaesitum, satisne ad beate vivendum virtus posset, multa diceret? Cui satis esset rispondere se ante docuisse nihil bonum esse nisi quod honestum esset, hoc probato consequens esse beatam vitam virtute esse contentam, et quo modo hoc sit consequens illi, sic illud huic, ut, si beata vita virtute contenta sit, nisi honestum quod sit, nihil aliud sit bonum.
Infatti i geometri quando vogliono dimostrare qualcosa, se qualcosa si riferisce allo stesso argomento di cui prima dimostrarono quegli argomenti, applicano ciò come ammesso ed approvato, spiegano quello nel modo su cui prima niente è stato scritto; i filosofi a qualunque argomento attendono, concordano in quell’argomento che raccoglie ogni cosa, sebbene è stato discusso in altra questione. Perché se non fosse così, perché lo Stoico, se avesse desiderato, non forse abbastanza potesse la virtù per vivere beatamente, direbbe molte cose? A cosa sarebbe bastato rispondere se prima avesse dimostrato che niente è bene se non ciò che fosse giusto, ciò provato che ne consegue che una vita felice è contenta della virtù, e come sia conseguente a quell’argomento, così quello a questo, che, se la vita felice sia contenta della virtù, se non ciò che sia giusto, nient’altro sia bene.