Ut annales populi Romani et monumenta vetustatis loquuntur, Caeso ille et Furius Camillus et Servilius Ahala, cum essent optime de re publica meriti, tamen populi incitati vim iracundiamque subierunt; damnatique comitiis centuriatis cum in exilium profugissent, rursus ab eodem populo placato sunt in suam pristinam dignitatem restituti. Et iis damnatis non modo non imminuit calamitas clarissimi nominis gloriam, sed etiam honestavit. Nam, etsi optabilius est cursum vitae conficere sine dolore et sine iniuria, tamen ad immortalitatem gloriae plus affert desideratum esse a suis civibus quam omnino neglectum neque violatum esse. Fortis et constans in optima vita nihil est ad laudem illustrius quam calamitas ipsa. Quis enim iam meminisset eum bene de re publica meritum esse4, nisi ab improbis expulsus esset et per bonos restitutus?Quinti Metelli praeclarum imperium in re militari fuit, egregia censura, omnis vita plena gravitatis: tamen huius viri laudem ad sempiternam memoriam temporis calamitas propagavit.

Come insegnano gli annali del popolo romano e le testimonianze dell'antichità, uomini celebri come Quinzio Cesone, Marco Furio Camillo e Gaio Servilio Ahala, pur avendo accumulato eccellenti benemerenze nei confronti dello stato, tuttavia dovettero subire la violenza e la collera del popolo aizzato contro di loro, e condannati dai comizi centuriati, dopo esser fuggiti in esilio, furono poi nuovamente reintegrati nella loro precedente dignità dallo stesso popolo, ormai placatosi. Se nel caso di costoro, che pure erano stati condannati, la sventura non solo non ha sminuito la gloria di nomi eccelsi, ma le ha perfino dato lustro - infatti, se è preferibile portare a termine la vita senza dolore e senza avere subìto oltraggi, tuttavia all'immortalità della gloria contribuisce più l'essere stato rimpianto dai propri concittadini che il non aver mai subìto un torto da parte loro -, nel caso mio, che sono partito senza nessun giudizio del popolo, e sono ritornato tra i più lusinghieri giudizi di tutti, la sventura dovrà valere come un insulto o come una accusa? Publio Popilio fu un cittadino che sempre dimostrò energia e coerenza nel suo collocarsi, in politica, dalla parte migliore; tuttavia, nell'intera sua vita, non vi è titolo maggiore di gloria che la sua stessa sventura. Infatti, chi ormai ricorderebbe i suoi meriti verso lo stato, se egli non fosse stato cacciato dai malvagi e rimpatriato grazie all'azione della gente perbene? Di Quinto Metello fu brillante il comando militare, eccellente la censura, ricca di prestigio la vita tutta; tuttavia è stata la sventura a consacrare la gloria di quest'uomo a sempiterna memoria.