Tu istis faucibus, istis lateribus, ista gladiatoria totius corporis firmitate tantum vini in Hippiae nuptiis exhauseras ut tibi necesse esset in populi romani conspectu vomere postridie. O rem non modo visu foedam sed etiam auditu! Si inter cenam in ipsis tuis immanibus illis poculis hoc tibi accidisset, quis non turpe duceret? In coetu vero populi Romani negotium publicum gerens, magister equitum, cui ructare turpe esset, is vomens frustis esculentis vinum redolentibus gremium suumet totum tribunal implevit.

Con un'ampia gola come (è) la tua, un petto cosi vasto, una corporatura così soda da sembrare quella di un gladiatore, tu, alle nozze di Ippia, avevi ingurgitato tanto di quel vino, che il giorno seguente sei stato costretto a vomitare in pubblico, mentre parlavi al popolo romano. Scena stomachevole non solo a vedersi, ma anche a sentirla raccontare! Chi non l'avrebbe trovata disgustosa, anche se ti fosse accaduto a tavola, fra quelle smisurate coppe che tu usi? Ma no: è stato in un'adunanza del popolo romano, mentre trattava di pubblici affari, che il nostro comandante della cavalleria, cui il ruttare già sarebbe vergogna, ha dato di stomaco imbrattando di cibo puzzolente di vino la propria toga e il palco tutt'intorno.