Iovis filium non dici tantum se, sed etiam credi volebat, iussitque more Persarum Macedonas venerabundos ipsum salutare, prosternentes humi corpora. Non deerat talia concupiscenti perniciosa adulatio, perpetuum malum regum, quorum opes saepius adsentatio quam hostis evertit. Agis quidam Argivus, piissimorum carminum conditor, et ex Sicilia Cleo, —hic quidem non ingenii solum, sed etiam nationis vitio adulator— propinquis etiam maximorumque exercituum ducibus a rege praeferebantur, hi tum caelum illi aperiebant, Herculemque et Patrem Liberum et cum Polluce Castorem novo numini cesuros esse iactabant

Voleva non solo esser detto figlio di Giovam ma anche esser ritenuto tale e ordinò che secondo il costume dei Persiani i macedoni lo salutassero riverenti prostrando i loro corpi a terra.

Non gli era estranea, desiderando tali cose dannose, l'adulazione, eterno male dei re, le cui opere sono portate a rovina più spesso dalla cortigianeria che dal nemico.

Un certo Argide un argivo autore dei peggiori carmi dopo Cleone proveniente dalla sicilia- quest'ultimo adulatore per difeto a anche per il suo carattere.

Venivano dal re preferiti anche ai parenti e ai comandanti dei più grandi eserciti, costoro allora gli rendevano visibile il cielo e andavano dicendo che Ercole e il padre Libro e Castore con Polluce, avrebbero ceduto il passo al nuovo nume.