libro Greco: lingua e civiltà a pagina 328.

Ἐξέκαε δὲ αὐτοὺς καὶ ἡ ὥρα τοῦ ἔτους. Ἦρος ἦν ἤδη τέλος καὶ θέρους ἀρχή, καὶ πάντα ἐν ἀκμῇ· δένδρα ἐν καρποῖς, πεδία ἐν ληΐοις. Ἡδεῖα μὲν τεττίγων ἠχή, γλυκεῖα δὲ ὀπώρας ὀδμή, τερπνὴ δὲ ποιμνίων βληχή. Εἴκασεν ἄν τις καὶ τοὺς ποταμοὺς ᾄδειν ἠρέμα ῥέον- τας καὶ τοὺς ἀνέμους συρίττειν ταῖς πίτυσιν ἐμπνέοντας καὶ τὰ μῆλα ἐρῶντα πίπτειν χαμαὶ καὶ τὸν ἥλιον φιλόκα- λον ὄντα πάντας ἀποδύειν. Ὁ μὲν δὴ Δάφνις θαλπόμενος τούτοις ἅπασιν εἰς τοὺς ποταμοὺς ἐνέβαινε, καὶ ποτὲ μὲν ἐλούετο, ποτὲ δὲ καὶ τῶν ἰχθύων τοὺς ἐνδινεύοντας ἐθήρα· πολλάκις δὲ καὶ ἔπινεν, ὡς τὸ ἔνδοθεν καῦμα σβέσων. Ἡ δὲ Χλόη μετὰ τὸ ἀμέλξαι τὰς ὄϊς καὶ τῶν αἰγῶν τὰς πολλὰς ἐπὶ πολὺν μὲν χρόνον εἶχε πηγνῦσα τὸ γάλα· δειναὶ γὰρ αἱ μυῖαι λυπῆσαι καὶ δακεῖν, εἰ διώ- κοιντο· τὸ δὲ ἐντεῦθεν ἀπολουσαμένη τὸ πρόσωπον πίτυος ἐστεφανοῦτο κλάδοις καὶ τῇ νεβρίδι ἐζώννυτο καὶ τὸν γαυ λὸν ἀναπλήσασα οἴνου καὶ γάλακτος κοινὸν μετὰ τοῦ Δάφνιδος ποτὸν εἶχε.

Traduzione numero 1

La stagione dell'anno li ardeva. Era ormai la fine della primavera e l'inizio dell'estate, e ogni cosa era in pieno splendore. Da una parte il dolce suono delle cicale, dall'altra il piacevole profumo dei frutti (della stagione della raccolta), inoltre, il piacevole belato delle greggi. Dafni, appagato da tutte queste cose, andava ai fiumi e talvolta si lavava, talaltra catturava anche quelli tra i pesci che vi nuotavano. Invece, Cloe mungeva le pecore e molte capre e faceva il formaggio; dopo queste cose, si lavava il viso, si incoronava con ramoscelli di pino, si cingeva con la pelle di cerbiatto, e dopo aver riempito la tazza di vino e di latte, beveva insieme a Dafni.

Traduzione numero 2

A farli ardere d'amore era anche la stagione dell'anno. La primavera stava ormai volgendo al termine ed iniziava l'estate. Tutto esplodeva di profumi e colori: gli alberi con i loro frutti, i campi con le loro messi. Dolce era il canto delle cicale, soave la fragranza dei frutti, piacevole il belato delle greggi. Sembrava che anche i fiumi, con il loro corso tranquillo, cantassero e che i venti, soffiando tra i pini, suonassero il flauto; le mele, poi, parevano cadere a terra innamorate e il sole, amante della bellezza, spingeva tutti a spogliarsi. Dafni, infiammato da tutto ciò, si gettava nelle acque dei fiumi, e a volte si lavava, a volte dava la caccia ai pesci che vi guizzavano dentro; spesso beveva anche, sperando così di spegnere l'incendio divampato in lui. Quanto a Cloe, invece, dopo aver munto le proprie pecore e quasi tutte le capre di Dafni, trascorreva la maggior parte del tempo a far cagliare il latte: le mosche erano davvero fastidiose e, se schiacciate, pungevano pure. Quando poi aveva finito, dopo essersi lavata il viso, si poneva sul capo coroncine di rami di pino, si cingeva della pelle di cerbiatto e, riempito il secchio di vino e di latte, beveva insieme a Dafni.