EUPOLEMO PAGA DURAMENTE
LA PROPRIA INDOLENZA
Versione greco traduzione libro Elafroteron

I figli di Glauco, contadino ateniese, erano virtuosi, tutti tranne Eupolemo. Questo infatti, essendo pigro, non voleva sobbarcarsi i lavori (le fatiche), e spesso riposava all'ombra degli alberi o se ne andava per le strade con cattivi compagni. Ma Glauco inaspettatamente cade in una malattia mortale; prevedendo quindi la fine, raduna i figli e dice a loro queste parole: «Cari figli, la morte ormai mi oscura gli occhi e mi indebolisce la mente. Desidero invitarvi alla moderazione e al rispetto. Vivete in concordia, lavorate con le vostre mani con cura il piccolo campo e gettate nella terra i semi». Dopo la morte di Glauco, Eupolemo viveva ancora nell'indolenza per le strade e derideva i laboriosi fratelli. Una volta un terremoto colpisce Atene e fa crollare una grande quantità di edifici. I fratelli allora, che lavoravano nei campi, si salvarono (lett. : si salvano); Eupolemo però, che vagava per le strade di Atene, tentando di evitare le rovine di un edificio che crollava, venne calpestato (lett. : viene calpestato) dagli zoccoli di un cavallo infuriato e venne capovolto (lett. : viene capovolto) dalle ruote della biga.