Ρωμαιων δε πρεσβεις ο Πυρρος εξενιζε βασιλικως,και τον πρεσβειας ηγουμενον Φαβρικιον πυνθαμενος εν τη πολει μεγα δυνασθαι και δεινως πενεσθαι... μαλλον η τον τυραννων πλουτον ομου και φοβον."

Pirro accoglieva regalmente gli ambasciatori dei Romani e informandosi che Fabrizio, che era a capo dell'ambasceria, era influente (nota del testo) nella grande città ed era terribilmente povero, guadagna il suo favore dicendo che se gli avessero portato la riconciliazione, l'avrebbero portato in Epiro dal luogotenente e dal partecipe, presenti tra i migliori (lett: i buoni). Quindi lo mandava subito a chiamare per prendere le ricchezze, pensando che dessero la pace allo Stato (lett: ai lavoratori). Avendo riso Fabriziodello Stato, non rispose nemmeno: "O re -disse- né tu sopporterai il mio potere, né nessuno dei tuoi amici: io esalto la mia povertà più delle ricchezze e della paura dei tiranni".