Συντετελεσμενων δ'ηδη και των χωματων εν οκτωκαιδεκα ημεραις Ρωμαιοι μεν προσηγον τας μηκανας ... τε τους φρουρους και διακοψαντες εξελθειν
Avendo i Romani già realizzato anche gli argini in diciotto giorni, conducevano in avanti le macchine da guerra, quelli dei rivoltosi che ormai rinunciavano alla città si allontanavano dal muro verso la rocca, altri, invece, si recavano giù nei sotterranei: molti, separati, respingevano quelli che spingevano le macchine d’assalto, ma i Romani superarono anche questi per quantità e forza e cosa importantissima, rassicurando gli sfiduciati e gli sfiniti. Come, poi, fu spezzata una parte del muro, e alcune delle porte abbattute con gli arieti, entrarono, subito ci fu la fuga degli oppositori, la paura penetra anche nei sovrani più fortemente della necessità. Infatti, prima che i nemici oltrepassassero, erano insensibili e erano alteri riguardo alla fuga. Dunque, irruppero contro il muro di cinta, correndo, per cacciare le guardie e, avendoli sgominati, avanzare.