Οδυσσευς ες χωρον αφικνειται ον ελεγε Κιρκη. Ενταυθα το ξιφος ερυσσιαμενος παρα μηρου ... ορων Οδυσσευς δακρυει· αλλ'ουδε ουτως εια αιματος πλησιαζειν
Odisseo giunge nel luogo, che Circe nominava. Lì, avendo preso la spada dal fianco, scava una fossa in lunghezza e larghezza, versa intorno ad essa un’offerta sacrificale per i morti, prima con un miscuglio di miele e acqua, poi con del vino, e per terzo con dell’acqua. Supplica molto le ombre dei morti promettendo, una volta giunto a Itaca, di sacrificare una giovenca sterile, e a parte una pecora a Tiresia. Poi prende dei montoni e li sgozza nella fossa; il sangue scorre; le anime dei morti si radunano; ninfe, giovani, vecchi e uomini; essi si aggiravano intorno alla fossa con un suono di origine divina; il terrore coglieva Odisseo che era pallido. Egli allora ordinò ad un compagno di scuoiare gli animali e di bruciarli, rivolgendo preghiere agli dei, ad Ade e a Persefone; presa in persona la spada dal fianco si mise a sedere e non permise che i morti si avvicinassero al sangue prima di interrogare Tiresia. Giunge poi l’anima della madre, Anticlea, figlia di Autolico. E vedendola Odisseo si mise a piangere; ma neppure in questo caso permise di accostarsi al sangue.