LA VENDEMMIA
VERSIONE DI GRECO di Longo Sofista
TRADUZIONE

Si era ormai nel cuore dell'autunno e la vendemmia era alle porte. Nei campi ciascuno attendeva al proprio lavoro: chi preparava i torchi, chi lavava le botti, chi intrecciava canestri; chi si occupava dei falcetti per recidere i grappoli, un altro della pietra per schiacciare i chicchi succosi, un altro ancora del vetrice secco, sfibrato a forza di colpi, per far luce qualora il trasporto del mosto si fosse protratto fino a notte. Senza più curarsi, quindi, di capre e pecore, Dafni e Cloe offrirono agli altri un aiuto concreto. Il giovane trasportava ceste colme di grappoli, li gettava nei torchi, li pigiava e portava il mosto nelle botti. Cloe, dal canto suo, preparava da mangiare per i vendemmiatori, versava loro vino delle annate precedenti e raccoglieva uva dalle viti più basse. A Lesbo, infatti, tutti i vigneti sono bassi: non ne esistono di alti né di rampicanti sugli alberi. Al contrario, i tralci tendono verso il suolo e si spandono come edera: persino un bambino, appena sfasciate le braccine, sarebbe in grado di cogliere i grappoli.