λανθάνει δὴ κίστη ἐκτραπεῖσά τις ἐν τῷ ναυαγίῳ καὶ καθ´ ἡμᾶς τῷ ῥοῒ κομισθεῖσα, ἣν ὁ Μενέλαος ἀναιρεῖται. καὶ ἀναχωρήσας ποι παρόντος ἅμα κἀμοῦ (προσεδόκα γάρ τι σπουδαῖον ἔνδον εἶναι) ἀνοίγει τὴν κίστην ... ὁ κακοδαίμων ἐκεῖνος ἐν τοῖς θεάτροις ἐχρῆτο πρὸς τὰς κιβδήλους σφαγάς
Inavvertitamente si rovesciò sul relitto e fu portata verso di noi dalla corrente una cesta, che Menelao raccoglie. Allontanatosi da qualche parte, mentre anch’io ero presente (mi aspettavo infatti che dentro ci fosse qualcosa di importante), apre la cesta. So che sulla nave c’era uno di quelli che recita i versi di Omero a memoria e aveva gli oggetti dell’attore. Menelao apre la cesta e vediamo un mantello e un pugnale, con un’impugnatura di quattro palmi, la lama al di sopra dell’impugnatura cortissima, della misura di non più di tre dita. Quando poi Menelao, sollevato il pugnale, lo girò inavvertitamente dalla parte della lama, quel piccolo pugnale scorse giù dalla parte cava dell’impugnatura, tanto quanto era la lunghezza del manico (lett. : tanto quanto il manico aveva lunghezza); quando poi lo girò in senso contrario, di nuovo la lama penetrò all’interno. Certamente, com’è verosimile, quello sventurato lo usava nei teatri per le false uccisioni.