Sulla Concordia versione greco Dione Crisostomo

Οὐ γάρ ἐστιν, ὡς εἰπεῖν, οὐδέποτε ἡδὺς οὐδὲ ὠφέλιμος ὁ τοῦ μίσους καρπός, ἀλλὰ τοὐναντίον ἁπάντων ἀηδέστατος καὶ πικρότατος, οὐδὲ βάρος οὕτω χαλεπὸν οὐδὲ ἐπίπονον ὡς ἔχθρα19 φέρειν. ταῖς μὲν οὖν εὐτυχίαις ἀεὶ παρενοχλεῖ, τὰς δὲ συμφορὰς αὔξει, καὶ τῷ μὲν ἄλλο τι λυπουμένῳ τὴν λύπην ἀπεργάζεται διπλασίονα, τοὺς δὲ εὖ πράττοντας οὐκ ἐᾷ χαίρειν κατὰ τὴν ἀξίαν. ἀνάγκη γάρ, οἶμαι, τοὺς πολλοὺς ὑπὸ μὲν ἀλλήλων βλάπτεσθαι, παρὰ δὲ τοῖς ἄλλοις καταφρονεῖσθαι καὶ ἀδοξεῖν, ὡς τοῦτο μὲν ὑπαρχόντων αὐτοῖς ἐναντίων, τοῦτο δὲ αὐτοὺς ἄφρονας καὶ φιλονίκους. φιλίας δὲ καὶ ὁμονοίας οὐδὲν κάλλιον οὐδὲ θειότερον καὶ ἀνδρὶ πρὸς ἄνδρα καὶ πόλει πρὸς πόλιν. τίνες μὲν γὰρ εὐπρεπέστερον κτῶνται τἀγαθὰ τῶν φίλων συμποριζόντων αὐτοῖς; τίνες δὲ ἀποφεύγουσι τὰ κακὰ ῥᾷον ἢ οἷς ἂν φίλοι συμμαχῶσι; τίνων δὲ ἧττον ἅπτεται τὰ λυπηρὰ ἢ τῶν ἐχόντων τοὺς συναλγοῦντας καὶ συμφέροντας αὐτοῖς; τίσι δὲ ἥδιον τὸ εὐτυχεῖν ἢ ὅσοι μὴ μόνον αὑτούς, ἀλλὰ καὶ ἄλλους εὐφραίνουσιν εὖ πράττοντες; ὡς ἔγωγε οὐδ᾽ ἂν εὐτυχεῖν ἐκεῖνον τὸν ἄνδρα φαίην ὃς οὐδένα ἔχει τὸν συνηδόμενον. τίς δὲ συνεργός, τίς δὲ σύμβουλος ἀμείνων τοῖς ἰδοῦσιν ἢ φίλος ἐντυχών; σχεδὸν γὰρ οὗτος καὶ σύμβολος οὐ μόνον εὐφημότατος, ἀλλὰ καὶ ὠφελιμώτατος, καὶ ὅτῳ ἂν ἐντύχῃ ἀνὴρ εὔνους. τὰ δὲ τοῦ μίσους καὶ τὰ τῆς ἔχθρας πανταχῇ λυπηρὰ καὶ δυσχερῆ. χαλεπὸν μὲν ἐν σπουδῇ, χαλεπὸν δὲ ἐν εὐφροσύνῃ παρὼν ἐχθρός, λυπηρὸν μὲν ὁρῶσι, λυπηρὸν δὲ μνημονεύουσι, πολὺ δὲ πάντων πειρωμένοις βλαβερώτατον.

Infatti non c’è, come dire, mai subito né il frutto vantaggioso dell’odio, ma al contrario il più spiacevole e fastidioso di tutti, né un peso così scomodo né gravoso da portare ostilità. Pertanto dà sempre fastidio alla buona sorte, aumenta le disgrazie, e a chi è afflitto qualcos'altro procura il dolore duplicato, consente di gioire secondo i meriti quelli che agiscono bene. Penso, necessita che molti siano turbati dagli’uni e gli altri, siano disprezzati e non siano tenuti in considerazione dinanzi ad altri, come se nemici a loro stabilissero questo, quello invece gli stessi stolti e competitivi, amicizia e anche concordia né cosa più bella né cosa più divina all'uomo con l’uomo e alla città con la città. Chi infatti procura più decorosamente i beni degli amici che contribuiscono a fornire a loro? Chi invece evita i mali più facilmente che gli amici sarebbero a quelli alleati? Attacca meno le pene di alcuni che di quelli che hanno partecipanti al dolore e tolleranti a loro stessi? Per alcuni è cosa più gradita l’avere successo che quanti non solo essi stessi, ma anche rallegrano altri che agiscono bene? Come se non potrei dire di rallegrare quell'uomo che nessuno rallegra. Quale complice, quale consigliere migliore a quelli che sanno dell’amico che incontra? Forse infatti lo stesso augurio non solo il più benevolo, ma anche il più utile, e in chi imbatterebbe un uomo gentile. Le cose di odio e le pene e le difficoltà dell’inimicizia sono dappertutto. Cosa dura nella difficoltà, cosa aspra nella gioia quando il nemico è presente, vedono un dolore, ricordano una pena, più di ogni cosa il più nocivo a quelli che sono trafitti.