Δια τον ερωτα η Χλοη τροφης εμελει, νυκτωρ ηγρυπτει, της αγελης κατεφρονει· νυν εγελα, νυν εκλαεν. ... Νυν δε εγω μεν αγρυπνω δια Δαφνιν, η δε ματην λαλει." (Longo Sofista)
Cloe per la passione trascurava il cibo, di notte stava sveglia, non si curava del gregge; ora rideva, ora piangeva. Quando era sola le venivano simili parole. "Io sono malata, non so quale male è: sono sofferente, e non ho ferita. Dafne è bello, e anche i fiori; la sua zampogna fa risuonare un dolce suono, eppure gli usignoli. Ma di quelle cose non mi importa niente. Mi sento morire, o care Ninfe: neanche voi salvate me. Chi vi inghirlanda dopo di me? Chi fa crescere i poveri agnelli? Chi si prende cura del grillo canterino che catturai a grandi fatiche, affinché mi concili il sonno cantando davanti la grotta? Ora non riesco a dormire a causa di Dafne, quello canta inutilmente".