Modo dicebam tibi in conspectu esse me senectutis: iam vereor ne senectutem post me reliquerim. Aliud vocabulum iam his annis, certe huic corpori, convenit, quoniam quidem senectus lassae aetatis, non fractae nomen est. «Incommodum summum est – inquis – minui et deperire et, ut proprie dicam, liquescere. Non enim subito impulsi ac prostrati sumus: carpimur, singuli dies aliquid subtrăhunt viribus». Non timide itaque componor ad illum diem quo de me iudicaturus sum. Haec mecum loquor, sed puta tecum quoque me locutum esse. Iuvenior es: quid refert? Non dinumerantur anni. Incertum est quo loco te mors exspectet; it aque tu illam omni loco exspecta. Supervacuum forsitan putas id discere quod semel utendum est. Hoc est ipsum de quo meditari debemus: semper discendum est quod experiri non possumus an sciamus. “Meditare mortem”: qui hoc dicit meditari libertatem iubet. Qui mori didicit servire dedidicit; supra omnem potentiam est, certe extra omnem. Una est catena quae nos alligatos tenet, amor vitae, qui, ut non est abiciendus, ita minuendus est, ut, si quando res exiget, nihil nos detineat nec impediat quominus parati simus statim facere quod quandoque faciendum est. Vale.

Poco fa ti dicevo di essere al cospetto della vecchiaia: ora temo di lasciare la vecchiaia dietro di me (di morire). Ora corrisponde un altro termine a questi anni, sicuramente a questo corpo, perché in verità la vecchiaia è il termine dell'età affaticata, non dell'età infranta. Dici (potresti dire) "è un sommo fastidio il divenir più debole e il deperire e, come dichiarerò propriamente, il liquefarsi. Non siamo infatti subito abbattuti e prostrati: siamo presi, i giorni uno ad uno sottraggono qualcosa alle forze". Pertanto vengo accostato non con paura a quel giorno in cui sono destinato ad avere il giudizio su di me. Dico fra me e me tali cose, ma pensa che io ho parlato anche con te. Sei molto giovane: cosa t'importa? Gli anni non sono numerati. È incerto in quale momento la morte ti attende; pertanto tu attendila da un momento all'altro (in ogni momento). Forse pensi che sia superfluo imparare ciò che una volta bisogna praticare. Ciò su cui dobbiamo meditare è lo stesso: bisogna sempre apprendere ciò che non possiamo o sappiamo sperimentare. "Rifletti sulla morte (medita la morte)": colui che dice ciò ordina di riflettere sulla libertà (di meditare la libertà). Colui che sa di morire (impara che deve morire) impara a servire; è al di sopra di ogni potenza, sicuramente al di fuori di ogni cosa. Una è la catena che ci tiene legati, l'amore della vita (per la vita), che, come non bisogna gettare via, così bisogna ridurre, così nel caso in cui quando la situazione esige, nulla ci trattiene né impedisce di essere pronti a fare subito ciò che un giorno bisogna fare. Stammi bene.
(By Maria D. )