Octavia, Augusti soror, filium Marcellum amisit. Tota vita deflevit nec permisit quemquam suo dolori solacium praebere. Nullam imaginem filii carissimi servavit, nec eum in sua memoriam redegit. In omnes matres odium habebat et cuivis solacio aures suas clausit. Omnia carmina quae filii memoriam celebrant recusavit. Narrant eam permisisse solum Vergilium Marcelli laudes recitare quem ipse in sexto Aeneidos libro celebraverat. Omnibus notum est infelicem matrem, dum carmen audit, defecisse.
Ottavia, sorella di Augusto, perse il figlio Marcello. Tutta la vita pianse e non permise a nessuno di offrire conforto al suo dolore. Nessuna immagine del figlio salvò, ne lo cacciò nella sua memoria. Verso tutte le madri aveva odio e al conforto di chiunque le tue orecchie chiuse. Tutti i canti i quali la memoria del figlio celebravano negò. Narrano che lei aveva permesso solamente a Virgilio di recitare le lodi di Marcello il quale lo stesso aveva celebrato nel sesto libro dell'Eneide. A tutti è noto che la madre infelice, mentre udì il canto, venne meno.