Titius centurio pro Caesaris partibus excubans, Scipionis praesidio interceptus est: salus illi data esset, si se futurum esse Cn Pompei militem adfirmavisset. Titius ita respondere non dubitavit: «Tibi quidem, Scipio, gratias ago, sed mihi uti ista condicione vitae non est opus». Idem constantiae propositum secutus Maevius centurio divi Augusti, cum Antoniano bello saepe numero excellentes pugnas edidisset, improvisis hostium insidiis circumventus et ad Antonium Alexandriam perductus interrogatusque quidnam de eo statui deberet, «Iugulari me» inquit «iube, quia non salutis beneficio neque mortis supplicio adduci possum ut aut Caesaris miles esse desinam aut tuus incipiam». Ceterum quo constantius vitam contempsit, eo facilius impetravit: Antonius enim virtuti eius incolumitatem tribuit.
Il centurione Tizio facendo la sentinella per parte di Cesare, fu intercettato dal presidio di Scipione: gli sarebbe stata data la salvezza, se avesse dato la parola che sarebbe stato soldato di Cneo Pommpeo. Tizio non esitò a rispondere così: "Veramente, Scipione, ti ringrazio, ma non mi occorre utilizzare questa condizione di vita". Il centurione del Divo Augusto Cevio seguì il medesimo proposito di costanza, avendo spesso compiuto prontamente durante la guerra di Antonio Eccellenti battaglie, circondato da un'improvvisa insidia dei nemici e condotto ad Alessandria presso Antonio ed interrogato su cosa mai dovesse essere stabilito per lui, disse "ordina che io sia sgozzato, perché non posso essere persuaso né dal beneficio della salvezza né dal supplizio della morte sia a cessare di essere un soldato di Cesare sia a cominciare ad essere il tuo". Del resto quanto più costantemente disprezzò la vita, tanto più facilmente raggiunse l'intento: Antonio infatti attribuì l'incolumità al valore di costui. (By Maria D.)
Versione tratta da Valerio Massimo