Iamdiu Graeci Troiam, opulentam Asiae urbem, frustra obsidebant: nam oppidanorum virtus hostium oppugnationem irritam reddebat. Tum Graeci dolum excogitavrunt: Ulixis consilio et Palladis arte equum ligneum ante moenia super litus aedificaverunt - equum Minerva piaculum falso dictitabant -, postea fugam per mare simulaverunt. Dolum Sinonis perfidia confirmavit et credula Troianorum multitudo equum validum munimentum urbis existimavit: ideo cives partem moenia diruerunt, infestumque animal in arce statuerunt. Sed in belue cavernis strenui milites latebant. Intempesta nocte, dum Troiugenae, vino et somno gravati, arcte dormiunt, Sinon equi ventrem aperuit; lecti milites, gladiis et hastilibus armati, e latebris erumpunt, vigilias necant urbisque portas aperiunt. Saeva Graecorum multitudo irruit in incolas sopitos et inermos: victores efferatam virorum mulierumque caedem ediderunt, totamque urbem incendiis ac ruinis impleverunt. Ex incendiis evasit Aeneas, numinum voluntate: nam fata Veneris filium ad novam urbem reservabant.
I Greci assediavano invano Troia, ricca città dell'Asia, ormai da lungo tempo: infatti il valore dei cittadini rendeva l'assedio dei nemici inutile. Allora i Greci escogitarono un tranello: su consiglio di Ulisse e con la perizia di Minera costruirono un cavallo di legno davanti alle mura sopra la spiaggia, - sostenevano falsamente che il cavallo (era) un sacrificio espiatorio a Minerva -, poi finsero la fuga attraverso il mare. La malvagità di Sinone rafforzò l'inganno, e la credula moltitudine dei Troiani giudicò il cavallo una salda protezione della città: quindi i cittadini abbatterono una parte delle mura, e collocarono il rovinoso animale nella rocca della città. Ma, nelle cavità dell'animale, erano nascosti soldati valorosi. Nel cuor della notte, mentre i Troiani, indeboliti dal sonno e dal vino, dormivano (lett. presente) profondamente, Sinone aprì il ventre del cavallo; i soldati designati balzavano (lett. pres) fuori dai nascondigli armati con spade e lance, uccidevano (lett. Pres. ) le sentinelle, e aprivano (lett. presente) le mura della città. La crudele moltitudine dei Greci si scagliava (lett. presente) sopra i cittadini addormentati ed inermi: i vincitori fecero un'efferata strage di uomini e di donne, e riempirono tutta la città di incendi e distruzioni. Scampò dagli incendi Enea, per volontà dei numi, infatti le profezie mantenevano in vita il figlio di Venere per (sottinteso: la fondazione di) una nuova città.
I presenti sono storici.