Equus superbus et modestus asinus longam asperamque viam percurrebant. Asinus gravem sarcinam ferebat, equus autem nihil ferebat. Post multas horas asinus fessus auxilium petivit et equo dixit: Amice, sarcina mea vere admodum gravis est et ego ob laborem pereo. Si tu, qui conservus meus es, me adiuvas et aliquid sarcinae meae fers, ego vivere et viam pergere potero". Sed miseri aselli verba superbi equi animum non moverunt. Nam equus abnuit et asino respondit: "Ego conservus tuus non sum, ego liber sum et sarcinas ferre non possum". Paulo post asinus ob laborem in via corruit et periit. Tunc dominus asino mortuo pellem detraxit et in equi dorso non solum sarcinam sed etiam pretiosam asini pellem imposuit. Sic equus exclamavit: "Ego vere stultus sum! Miserum asellum enim adiuvare nolui, nunc iustam poenam pendo, quia non solum sarcinam sed etiam asini pellem ferre cogor".

Un superbo cavallo e un piccolo asino percorrevano una lunga e scoscesa via. L'asino portava un pesante bagaglio, il cavallo, invece, non portava niente. Dopo molte ore l'asino, stanco della marcia, chiese un aiuto e disse al cavallo: "Amico, il mio baglio è davvero molto pesante ed io sono distrutto a causa della fatica. Se tu che sei il mio compagno di servitù, mi aiuti e porti un po'  del mio bagaglio, io potrò vivere e continuare il mio cammino". Ma le parole del misero asinello non commossero l'animo del superbo cavallo. Infatti il cavallo annuisce e risponde all'asino: "Io non sono il tuo compagno di servitù, io sono libero e non posso portare pesi". Poco dopo l'asino, per l'eccessiva fatica cade per la strada e muore. Allora il padrone tolse la pelle all'asino morto e mise sul dorso del cavallo non solo il bagaglio ma anche la preziosa pelle. Così il cavallo esclama: "Sono veramente uno sciocco! Non ho voluto aiutare il povero asinello, ora pago la giusta pena poiché nsono costretto a portare non solo i pesi ma anche la pelle del mio compagno.