Plerique cum imbecillitate corporis pugnant, senectutem ipsam nullo alio nomine gravem iudicant, quam quod illos seponit. Lex a quinquagesimo anno militem non legit, a sexagesimo senatorem non citat; difficilius homines a se otium inpetrant quam a lege. Interim dum rapiuntur et rapiunt, dum alterius quietem rumpit, dum mutuo miseri sunt, vita est sine fructu, sine voluptate, sine ullo profectu animi: nemo in cospicuo mortem habet, nemo non procul spes intendit, quidam vero disponiunt etiam illa, quae ultra vitam sunt, magnas moles sepulcrorum et operum publicorum dedicationes et ad rogum munera et ambitiosas exequias. At mehercules istorum funerea, tamquam minimum vixerint, ad face set cereos ducenda sunt!

E molti lottano contro il deperimento del corpo, giudicano la stessa vecchiaia con nessun altro nome [se non] crudele, perché questa li esclude [da tutto]. La legge non permette che si arruoli chi supera i cinquant' anni, non elegge i senatori dal sessantesimo anno; gli uomini ottengono il riposo più difficilmente da se stessi che dalla legge. Intanto mentre sono rapinati e rapinano, mentre uno interrompe la quiete dell'altro, mentre sono reciprocamente infelici la vita è senza profitto, senza piacere, senza nessun progresso dell'animo, nessuno ha la morte davanti agli occhi, nessuno proietta lontano le speranze; alcuni poi organizzano pure le cose che sono oltre la vita, grandi moli di sepolcri e dediche di opere pubbliche, giochi funebri ed esequie sfarzose. Ma sicuramente le cerimonie funebri di costoro, come se avessero vissuto pochissimo, si devono fare alla luce di torce e di ceri.