Pennae pavoni deciderant graculusque, inani superbia tumens, collegerat atque suum corpus exornaverat. Deinde, graculorum genus contemnens, cum formoso pavonum grege convenit. Pavones autem, dolum animadvertentes, impudenti avi pennas eripiunt eraculumque rostris fugant. Plagis et contumelia maerens graculus adproprium genus tristis revertit graculi autem procacem alitem reiciunt monimentum iniuriae addentes: "Nostris sedibus et tua nato contentus non fuisti; ideo contumeliam pavonum et nostrani repulsam nunc sentis. Si a pristinis moribus deflectes, amicos amittes et in magnis calamitatibus eris. (da Fedro)

Le penne del pavone erano cadute e la cornacchia, gonfiandosi d'orgoglio (participio di tumeo) per una vana superbia senza fondamento, le aveva raccolte e aveva adornato il suo corpo. Quindi, disprezzando la razza delle cornacchie, si unì con lo splendido gruppo di pavoni. Tuttavia i pavoni, accorgendosi dell’inganno, strappano via le penne all’impudente uccello e lo costringono alla fuga con gli artigli. La cornacchia, affliggendosi per le percosse e per l’oltraggio, ritorna triste alla propria specie; tuttavia le cornacchie rifiutano lo sfrontato uccello, aggiungendo all’offesa un rimprovero: Non sei stata contento delle nostre dimore e della tua specie; perciò ora provi l’oltraggio dei pavoni e il nostro rifiuto. Se ti allontanerai dagli antichi costumi, perderai gli amici e sarai in grandi disgrazie.