Fuit enim poematum et litterarum...fastigium principis inviderent.
Fu infatti eccessivamente studiosissimo di lettere e poesia. Espertissimo di aritmetica, geometria, pittura. Eccessivo nei piaceri. Infatti compose molte cose in versi per i suoi diletti. Questo stesso fu espertissimo di guerra e ben conoscitore di arte militare, trattò anche le armi gladiatorie. Questo stesso fu severo lieto, compagno serio, lascivo temporeggiatore, tenace liberale, simulatore dissimulatore, crudele clemente e e sempre diverso in ogni cosa. Arricchì gli amici e pure quelli che non chiedevano, non negando nulla a coloro che chiedevano. Questo stesso tuttavia ascoltò facilmente in merito agli amici, qualsiasi cosa veniva sussurrata e perciò considerò propriamente tutti quanti sia coloro che erano molto amici sia quelli, che elevò ai massimi onori poi (considerò) come nemici. Anche se era prontissimo nella poesia e nell'orazione ed espertissimo in tutte le arti, tuttavia come il più dotto derise, disprezzò, trattò male sempre i professori di tutte le arti. Amò inoltre il genere di eloquenza: preferì Catone a Cicerone, Ennio a Virgilio, Celio a Sallustio fu civilissimo tra le persone più umili, detestando coloro, che gli invidiavano questo piacere d'umanità come per preservare il rango del principe.
(By Maria D. )
Versione tratta dalla Historia Augusta