Mustela, annis et senecta infirma, citos musculos arripere non valebat. Itaque, inedia afflicta, astutia inertiam suam evincit et dolo cibum sibi parat. Nam farina corpusculum suum involvit et in obscuro loco delitescit. Musculus farinam videt et escam putat: adsilit et praeda mustelae occidit. Alter musculus similiter exitium occumbit, deinde tertius et quartus. Venit tandem musculus vetulus et callidus, adsuetus laqueos et muscipula effugere. Bestiola procul insidias cernit et mustelae dicit: "Vale! Farinam simulas, sed farina profecto non es". Fabella docet: vera natura saepe latitat, forma decipere potest sed magna prudentia et sollertia verum a falso discernere prossumus.
Una donnola, malferma per gli anni e la vecchiaia, non aveva la forza di prendere i topolini veloci. E così, afflitta dalla fame, supera(va) la sua inettitudine con l'astuzia e si procura(va) il cibo con l'inganno. Infatti ricoprì con la farina il suo piccolo corpo e si nasconde(va) in un posto buio. Un topolino vede(va) la farina e la considera un cibo: salta e la preda (il topo) della donnola muore. Un altro topolino va incontro alla fine in modo simile, poi il terzo e il quarto. Infine arriva un topolino vecchio e astuto, abituato a sfuggire alle insidie e alle trappole per topi. L'animaletto vede da lontano il tranello e dice alla donnola: "Salve! Tu fingi la farina, ma certamente non sei farina". La favoletta insegna: la vera natura spesso rimane nascosta, l'aspetto può trarre in inganno ma con grande accortezza e sagacia possiamo distinguere il vero dal falso.
Versione tratta da Fedro