Hos itaque deus quos probat, quos amat, indurat recognoscit exercet; eos autem quibus indulgere videtur, quibus parcere, molles venturis malis servat. Erratis enim si quem iudicatis exceptum: veniet ad illum diu felicem sua portio; quisquis videtur dimissus esse dilatus est. Quare deus optimum quemque aut mala valetudine aut luctu aut aliis incommodis afficit? Quia in castris quoque periculosa fortissimis imperantur: dux lectissimos mittit, qui nocturnis hostes adgrediantur insidiis aut explorent iter aut praesidium loco deiciant. Nemo eorum qui exeunt dicit: “male de me imperator meruit”, sed “'bene iudicauit”. Item dicant quicumque iubentur pati timidis ignavisque flebilia: “digni visi sumus deo in quibus experiretur quantum humana natura posset pati”.
Pertanto il dio rafforza, vaglia attentamente, stimola coloro che apprezza e che ama; invece conserva deboli rispetto ai mali futuri quelli che sembra trattare con benevolenza. Dunque sbagliate, se giudicate qualcuno escluso: verrà per lui che è stato a lungo felice la sua parte; a chiunque sembra esser stato accantonato, è soltanto stato rinviato nel tempo. Perché il dio affligge tutti i più buoni o con la cattiva salute o con il lutto o con altre disgrazie? Poiché anche negli accampamenti le cose pericolose sono comandate ai più forti: il comandante invia i più scelti ad assaltare i nemici con imboscate notturne o ad esplorare il percorso o ad allontanare un presidio da un luogo. Nessuno di coloro che escono dice: “Il generale si è comportato male nei miei riguardi”, ma “Ha scelto bene”. Ugualmente tutti coloro cui viene imposto di sopportare cose degne di pianto per i paurosi e gli ignavi, dicano: “Al dio è sembrato che fossimo degni di sperimentare su di noi quanto la natura umana possa sopportare”.