Infans cum esset, dracones duos duabus manibus necavit, quos Iuno niserat, unde primigenius est dictus. Leonem Nemaeum, quem Luna nutrierat in antro amphistomo atrotum, necavit, cuius pellem pro tegumento habuit. Hydram Lernaeam Typhonis filiam cum capitibus nouem ad fontem Lernaeum interfecit. Haec tantam uim ueneni habuit, ut afflatu homines necaret, et si quis eam dormientem transierat, uestigia eius afflabat et maiori cruciatu moriebatur. Hanc Minerua monstrante interfecit et exinterauit et eius felle sagittas suas tinxit; itaque quicquid postea sagittis fixerat, mortem non effugiebat, unde postea et ipse periit in Phrygia. Aprum Erymanthium occidit. Ceruum ferocem in Arcadia cum cornibus aureis uiuum in conspectu Eurysthei regis adduxit. Aues Stymphalides in insula Martis, quae emissis pennis suis iaculabantur, sagittis interfecit. Augeae regis stercus bobile uno die purgauit, maiorem partem Ioue adiutore; flumine ammisso totum stercus abluit. Taurum, cum quo Pasiphae concubuit, ex Creta insula Mycenis uiuum adduxit. Diomedem Thraciae regem et equos quattuor eius, qui carne humana uescebantur, cum Abdero famulo interfecit; equorum autem nomina Podargus Lampon Xanthus Dinus. Hippolyten Amazonam, Martis et Otrerae reginae filiam, cui reginae Amazonis balteum detraxit; tum Antiopam captiuam Theseo donauit. Geryonem Chrysaoris filium trimembrem uno telo interfecit. Draconem immanem Typhonis filium, qui mala aurea Hesperidum seruare solitus erat, ad montem Atlantem interfecit, et Eurystheo regi mala attulit. Canem Cerberum Typhonis filium ab inferis regi in conspectum adduxit. Antaeum terrae filium in Libya occidit. Hic cogebat hospites secum luctari t delassatos interficiebat; hunc luctando necauit. Busiridem in Aegypto, ui hospites immolare solitus erat; huius legem cum audiit, passus est se um infula ad aram adduci, Busiris autem cum uellet deos imprecari, ercules eum claua ac ministros sacrorum interfecit. Cygnum Martis filium rmis superatum occidit. Quo cum Mars uenisset et armis propter filium contendere uellet cum eo, Iouis inter eos fulmen misit ita eos distractiv.

Quando Ercole era neonato strozzò a mani nude due serpenti inviati da Giunone, e per questo fu detto il primogenito. Uccise poi il Leone Nemeo, la belva invulnerabile che Luna aveva allevato in un antro a due uscite; da allora usò la sua pelle come veste. Presso la fonte di Lerna uccise l’Idra di Lerna, figlia di Tifone, che aveva nove teste: questo mostro aveva un veleno così potente da uccidere gli uomini solo con il suo alito; se qualcuno le passava accanto mentre era addormentata, essa alitava sulle sue orme e quell’uomo moriva tra tormenti ancora più atroci. Ma Ercole la uccise seguendo i consigli di Minerva, la sventrò e in tinse le frecce nel suo fiele: così, da quel momento, chiunque veniva ferito dalle sue frecce non sfuggiva la morte; alla fine anch’egli perì dello stesso veleno in Frigia. Uccise il Cinghiale dell’Erimanto. Condusse vivo al cospetto di Euristeo un cervo selvaggio che viveva in Arcadia e aveva corna d’oro. Uccise a colpi di freccia gli uccelli Stinfalidi che scagliavano le loro penne come proiettili. In un solo giorno ripulì dal fimo le stalle del re Augia, con l’aiuto determinante di Giove; egli deviò il corso di un fiume e lavò via tutto il letame. Condusse vivo da Creta a Micene il toro con il quale si era congiunta Pasifae. Insieme allo scudi ero Abdero uccise in Tracia il re Diomede e i suoi quattro cavalli, che si nutrivano di carne umana: i nomi dei cavalli erano Podargo, Lampone, Xanto e Dino. Rubò la cintura all’amazzone Ippolita, figlia di Marte e della regina Otrera, che regnava sulle Amazzoni; in quell’occasione donò a Teseo Antiope sua prigioniera. Con un solo colpo uccise Gerione, figlio di Crisaore, che aveva tre corpi. Uccise presso il monte Atlante un gigantesco serpente, figlio di Tifone, che custodiva le mele d’oro delle Esperidi e portò al re Euristeo quelle mele. Trasse dall’Ade il cane Cerbero, figlio di Tifone, e lo condusse al cospetto del re. In Libia uccise Anteo, figlio di Tello. Costui obbligava gli stranieri di passaggio a combattere con lui e quando erano esausti li ammazzava; Ercole lo uccise lottando con lui. In Egitto uccise Busiride, che era solito sacrificare chi capitava da lui; Ercole, conoscendo questa sua abitudine, si lasciò condurre all’altare con tanto di benda sacrificale attorno al capo, ma quando Busiride volle invocare gli Dèi, Ercole trucidò con la sua clava sia lui che i suoi aiutanti. Uccise Cicno, figlio di Marte, dopo averlo vinto in duello. Giunse allora Marte per combattere con Ercole a causa del figlio, ma Giove scagliò un fulmine tra i due.